Tribunale della Pedemontana, Cioni: “In gioco la rappresentatività dell’Alto Vicentino”

Pubblichiamo integralmente un intervento di Alex Cioni, consigliere comunale di Schio in quota Fratelli d’Italia, in merito alla questione del Tribunale della Pedemontana e alla denunciata crisi di rappresentatività dell’Alto Vicentino.
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Sulla vicenda del Tribunale della Pedemontana credo si stia perdendo di vista la questione principale. Sul piano territoriale è difficile negare che il nuovo tribunale abbia una sua logica. Al tempo stesso è altrettanto vero che la giustizia italiana soffre soprattutto della cronica carenza di magistrati e personale amministrativo, più che della mancanza di edifici.
Secondo i dati resi noti dagli operatori del settore, il Tribunale di Vicenza registra una scopertura di quasi il 50% del personale amministrativo e del 35-40% dei magistrati togati. È quindi legittimo chiedere che le risorse aggiuntive annunciate siano realmente disponibili fin dall’avvio del nuovo tribunale, anche perché autorevoli esponenti del Governo hanno assicurato che il Tribunale della Pedemontana sarà dotato di un organico dedicato e non nascerà sottraendo risorse agli uffici giudiziari esistenti. È un impegno importante che dovrà trovare piena attuazione nei fatti. Ma il punto sul quale vorrei soffermarmi è un altro.
La vicenda di Bassano dovrebbe far riflettere soprattutto noi dell’Alto Vicentino e, in particolare, Schio, che rappresenta il Comune più popoloso di quest’area. Negli ultimi anni il Bassanese ha saputo costruire una capacità di rappresentanza istituzionale che oggi produce risultati concreti. Questo è un dato di fatto e rappresenta un merito che va riconosciuto.
Ricordo che tra il 2012 e i primi mesi del 2014, dopo la soppressione del Tribunale di Schio, il nostro territorio cercò almeno di salvare l’Ufficio del Giudice di Pace, senza riuscirci. Se da una parte Thiene fece un passo indietro, il Comune di Schio, insieme ai Comuni dell’hinterland, mise gratuitamente a disposizione la sede, individuò il personale richiesto dal Ministero e garantì la copertura economica del servizio. Eppure, nonostante tutto questo, nel 2014 l’ufficio venne definitivamente soppresso. A Bassano invece venne salvato.
È evidente che le due vicende non sono identiche e sarebbe sbagliato metterle sullo stesso piano. Tuttavia, mentre il Bassanese ha visto concretizzarsi importanti opere strategiche, come la Superstrada Pedemontana Veneta, e oggi guarda alla prospettiva di un nuovo tribunale, l’Alto Vicentino continua a rincorrere molti dossier fondamentali per il proprio sviluppo. Come mai?
Per come la vedo io la risposta non può essere cercata soltanto a Roma o a Venezia. Da troppo tempo il nostro territorio fatica a fare sistema e va riconosciuto che la responsabilità è innanzitutto nostra: della politica, dei corpi intermedi, delle categorie economiche e delle istituzioni locali. Ognuno è chiamato ad assumersi la quota parte di responsabilità.
E’ chiaro che servono rappresentanti politici autorevoli e capaci di rappresentare direttamente l’Alto Vicentino nei luoghi dove si assumono le decisioni che contano, senza dover continuare a delegare questo ruolo ad altri territori e ad altre figure, ma serve anche un territorio capace di presentarsi unito quando sono in gioco gli interessi comuni. I due elementi non sono alternativi, sono complementari e rappresentano la condizione indispensabile affinché la nostra area torni ad avere il peso che merita e di cui ha bisogno.
Quindi, a mio avviso, la vera lezione che arriva da Bassano, non riguarda tanto il tribunale, bensì la capacità di un territorio di individuare obiettivi condivisi, fare squadra e farsi ascoltare. È da questa riflessione che l’Alto Vicentino e in particolare lo scledense, dovrebbe ripartire, se vuole tornare a essere protagonista nelle grandi scelte che ne determineranno il futuro.
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