Addio a Franco Baresi, il difensore leggenda del Milan

Il mondo dello sport dice addio al “milanista del secolo”, bandiera rossonera e leggenda del calcio italiano e mondiale. Franco Baresi è morto a 66 anni, dopo che nel 2025 era stato operato per un nodulo polmonare. A febbraio scorso l'ultima uscita ufficiale e un commovente omaggio: nel corso della cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Milano Cortina fu lui a comparire a San Siro con la fiaccola olimpica in mano, fianco a fianco con Beppe Bergomi. Eterni rivali nel calcio ma uniti nell'orgoglio per l'Italia e vicini in un dolore già noto. “La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi – è la nota del club rossonero -. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il club”. L'omaggio dell'Inter: “Una leadership riconosciuta anche dagli avversari”. “Esempio di lealtà, serietà e dedizione – ha commentato la premier Giorgia Meloni -. Leggenda e punto di riferimento”. 

La sua carriera calcistica Baresi l'ha passata con la maglia del Milan cucita addosso e una fascia da capitano restata al suo braccio per 15 anni e oltre. In occasione del centenario del club, i tifosi rossoneri lo elessero giocatore più importante di sempre. Il Milan ritirò la maglia numero 6 che solo a Baresi è sempre appartenuta. Rimasto orfano a 14 anni, Baresi aveva già la scorza dura di uomo quando, diciassettenne, esordì in rossonero a Verona nell'aprile 1978. Di corporatura esile, all'inizio era chiamato da molti “Piscinin”,  un soprannome che sarebbe poi durato poco.

Gianni Rivera lo prese sotto la sua protezione in spogliatoio: lo aspettava una brillante strada. Non a caso, già dalla stagione successiva, cominciò a guidare il reparto arretrato del Milan, portandolo al decimo scudetto della storia del club. Club che non abbandonò neppure dopo le due retrocessioni del 1980 e del 1982, anno in cui – sia pur non giocando – era nella rosa azzurra dei campioni del mondo. Divenne dunque capitano rossonero presto, a 22 anni, avviato verso una carriera che lo avrebbe portato a essere soprannominato “Kaiser Franz”', come il Beckenbauer nel cui mito era cresciuto.

I risultati raggiunti nel corso della sua carriera in rossonero sono da leggenda assoluta: sei scudetti, tre Coppe Campioni, 2 Intercontinentali, 4 SuperCoppe europee e 2 italiane. Ha conosciuto il Milan di Liedholm, Sacchi e Capello  e ha giocato con campioni del calibro di Rivera, Maldini o Van Basten. Con l'Italia Baresi vinse il mondiale '82, senza mai giocare, e provò a prendersi la rivincita giocando la finale di Usa '94 a Pasadena, nonostante un epilogo colmo di lacrime. 

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