Insulti violenti via social, il “meteoman” Rabito si tutelerà: “C’è un limite a tutto”

Per anni ha accettato il confronto, anche quando assumeva toni accesi. Ha replicato alle critiche con dati, spiegazioni e quella schiettezza che chi lo segue sui social conosce bene. Stavolta, però, Marco Rabito ha deciso di fermarsi e reagire in modo diverso.

Il meteorologo AMPRO, divulgatore scientifico tra i fondatori di Meteo in Veneto e attuale vicesindaco di Monticello Conte Otto, ha annunciato l’intenzione di tutelarsi legalmente dopo una serie di commenti offensivi e attacchi personali ricevuti attraverso i social network. Una scelta maturata dopo l’ennesima ondata di messaggi che, secondo Rabito, hanno oltrepassato il confine della critica per trasformarsi in vere e proprie offese alla persona. La vicenda nasce attorno alla sua attività di divulgazione meteorologica, da anni punto di riferimento per molti cittadini del Veneto. Come accade sempre più spesso nel mondo dell’informazione online, le reazioni degli utenti non si sono limitate alla discussione delle previsioni o delle analisi pubblicate, ma in molti casi hanno assunto toni denigratori e offensivi. Tra i commenti segnalati – specie dopo alcuni contenuti esplicativi seguiti ad una serata informativa promossa da Confartigianato – figurano espressioni pesanti e ingiuriose rivolte direttamente al professionista vicentino.

Chi conosce Rabito sa che non si tratta di una persona incline alle lamentele pubbliche. Nel corso degli anni non sono mancati momenti di polemica o contestazioni, soprattutto in un settore delicato e spesso esposto al giudizio immediato dell’opinione pubblica come quello meteorologico. Fino a oggi, tuttavia, aveva sempre preferito gestire la situazione personalmente, senza alimentare scontri e senza assumere il ruolo della vittima. Questa volta, però, il livello di violenza verbale raggiunto dagli attacchi avrebbe convinto il divulgatore vicentino che la misura fosse ormai colma. Alla base di molte contestazioni vi è una diffusa incomprensione sul ruolo dei professionisti dell’informazione meteorologica e non. Rabito ha infatti ricordato che le allerte ufficiali non vengono emesse dai meteorologi divulgatori, ma dagli organismi istituzionali competenti, mentre il loro compito consiste nel comunicarle e interpretarle per il pubblico.

Proprio questo aspetto evidenzia un fenomeno sempre più frequente: la tendenza a trasformare il messaggero nel bersaglio della protesta. Un meccanismo che interessa non solo i meteorologi, ma in generale chiunque svolga attività divulgativa in ambito scientifico o istituzionale. Rabito ha sottolineato come il web non possa essere considerato uno spazio sottratto alle regole della convivenza civile e della responsabilità personale. Da qui la decisione di procedere con diffide e denunce nei confronti di coloro che, a suo giudizio, hanno oltrepassato il terreno della critica legittima per entrare in quello della diffamazione.

Una vicenda quella del noto “meteoman” vicentino che apre ancora una volta una riflessione sul rapporto tra libertà di espressione e responsabilità individuale nell’era dei social network. Contestare una previsione, dissentire da un’analisi o criticare un’opinione rientra pienamente nel diritto di ogni cittadino. Diverso è il caso degli attacchi personali, delle offese e delle insinuazioni che colpiscono la reputazione di chi svolge il proprio lavoro alla luce del sole. Per Marco Rabito, dopo anni passati a rispondere con pazienza e spirito divulgativo, quel confine sarebbe stato ormai superato. Perché esiste una differenza sostanziale tra il dissenso e il disprezzo, tra la critica e l’insulto, tra il dibattito e la gogna. Ed è proprio quella differenza che oggi chiede di essere riconosciuta. Non solo nelle aule di tribunale, ma nella coscienza civile di una comunità che troppo spesso considera lo schermo di uno smartphone una sorta di patente d’impunità. Salvo poi scoprire che dietro ogni profilo c’è una persona. E dietro ogni parola, una responsabilità ben precisa.

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