Dal San Bortolo nuova speranza contro le malformazioni congenite del diaframma

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L’ernia diaframmatica congenita è una malformazione pediatrica in cui l’incompleta formazione del diaframma nel feto provoca la risalita dell’intestino e degli organi addominali (fegato, milza) nel torace, ostacolando la respirazione nel neonato e causando importanti modificazioni a carico dell’apparato cardiocircolatorio. L’intervento d’urgenza nei primi
giorni di vita è indispensabile per la sopravvivenza, ma la metodica attuale, nonostante gli importanti progressi delle tecniche chirurgiche e rianimatorie, comporta importanti conseguenze permanenti per la salute del bambino.

Una nuova terapia per questa grave e rara patologia pediatrica potrebbe arrivare dall’ospedale San Bortolo di Vicenza, grazie ad una ricerca per la quale l’Azienda socio-sanitaria vicentina ha ricevuto un finanziamento di 960 mila euro, assegnati da Aifa a seguito di un bando competitivo aperto ai migliori centri ospedalieri e di ricerca nazionali.
Il progetto coinvolge, oltre al San Bortolo in qualità di soggetto capofila, anche altre importanti realtà scientifiche: la Fondazione Banca dei Tessuti del Veneto con sede a Treviso, la Facoltà di Ingegneria Biomedica dell’Università di Padova e gli ospedali Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Bambino Gesù di Roma, Regina Margherita di Torino, il
Policlinico di Modena e l’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza di Padova.

Il ruolo del San Bortolo
Questo importantissimo progetto di ricerca proposto dall’Ulss 8 di Vicenza vedrà impegnato un team multidisciplinare coordinato dalla Chirurgia Pediatrica e il Laboratorio di Terapie Cellulari Avanzate. “Si tratta di un risultato di grande rilievo – sottolinea il direttore generale dell’Ulss 8 Berica Peter Assembergs – che attesta la presenza nella nostra Azienda di una filiera d’eccellenza, sia in ambito chirurgico sia nella ricerca e produzione dei medicinali di terapia cellulare avanzata. Il Laboratorio di Terapie Cellulari Avanzate della nostra Azienda è uno dei pochissimi centri in Italia autorizzati da AIFA a realizzare questo tipo di farmaci. Essere promotori e capofila di un progetto che vede collaborare alcuni tra i migliori ospedali pediatrici d’Italia rappresenta un grande onore e un attestato
di stima da parte dell’Agenzia del Farmaco”.

Il beneficio per i pazienti
A spiegare il beneficio clinico atteso per i pazienti è Fabio Chiarenza, direttore dell’U.O.C. di Chirurgia Pediatrica dell’ospedale di Vicenza: “È stato tra i primi in Italia e nel mondo ad affinare la tecnica per effettuare interventi di chirurgia mininvasiva sui neonati, in particolare in toracoscopia”, sottolinea. “Ora con questo studio introduciamo un’ulteriore innovazione per integrare perfettamente il supporto biologico nell’anatomia del bambino. Infatti i materiali sintetici utilizzati normalmente per sostituire parte del diaframma, per quanto resistenti, non possono crescere insieme al piccolo: con lo sviluppo corporeo possono quindi di provocare deformità e scoliosi, oltre al rischio di distacco con la necessità di ulteriori interventi a distanza di tempo. Il tessuto biologico oggetto della ricerca invece avrà lo scopo di integrarsi perfettamente nel diaframma del neonato ricostituendo il tessuto mancante che potrà svilupparsi con le stesse caratteristiche del diaframma nativo”.

Il tessuto biologico
A illustrare la struttura di questo prodotto è Martina Piccoli, del Laboratorio Ltca dell’Ulss 8 Berica: “Il progetto prevede una prima fase preclinica dove sarà fondamentale la collaborazione con il laboratorio del professor Piero Pavan del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Padova, che analizzerà le proprietà biomeccaniche e la resistenza elastica della matrice per garantire che possa sostenere i continui movimenti respiratori. Successivamente, nella fase clinica, la Banca dei Tessuti diretta dalla dottoressa Diletta Trojan, preleverà il tessuto da donatore deceduto e lo decellularizzerà per conservare soltanto la struttura di supporto naturale alle cellule; la matrice così ottenuta arriverà al nostro Laboratorio di Vicenza. Qui verrà popolata con cellule staminali mesenchimali prelevate dal cordone ombelicale, donato dalle mamme che partoriscono al San Bortolo”.

“Dopo che le cellule hanno colonizzato la matrice – continua Piccoli -, il tessuto ingegnerizzato viene impiantato nel paziente: qui stimola la rigenerazione del diaframma, richiamando dall’organismo le cellule che ricostruiranno la parete in modo naturale. È straordinario notare come l’intero processo si basi sulla generosità e sul valore profondo della donazione, unendo il gesto altruistico delle mamme e delle famiglie dei donatori alla più avanzata innovazione scientifica. Questo progetto non nasce per caso, ma rappresenta un evoluzione rispetto all’attività già svolta con successo a Vicenza, dove abbiamo trattato diversi pazienti affetti da fistole e malformazioni utilizzando cellule e biomateriali”.

Il progetto, finanziato da Aifa, prevede un primo anno dedicato all’attività preclinica in laboratorio e l’arruolamento di dieci pazienti a partire dal secondo anno, attraverso la rete degli ospedali partner. Le procedure chirurgiche saranno svolte direttamente presso le strutture coinvolte e al San Bortolo, sempre con équipe guidata da Fabio Chiarenza.

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