Morte di Loris Comparin, indagati nove medici dell’ospedale di Santorso

Sono nove i medici dell’ospedale di Santorso indagati per la morte di Loris Comparin, il pluricampione di karate morto a 46 anni il 31 maggio 2024 per una setticemia scaturita da tonsillite.

Nonostante la Procura avesse richiesto l’archiviazione del fascicolo, il giudice Nicolò Gianesini ha accolto l’opposizione della famiglia, tutelata dall’avvocato Gaetano Calipai, e ha disposto un supplemento di indagini. Sotto la lente della magistratura finisce l’operato del personale sanitario dell’ospedale Alto Vicentino di Santorso, con nove medici indagati.
L’attenzione degli inquirenti è concentrata sulla catena dei soccorsi e sulle cure prestate nei diversi reparti dell’ospedale di Santorso: Pronto Soccorso, Radiologia, Otorinolarigoiatria e Rianimazione, i cui professionisti hanno sempre dichiarato di aver agito con il massimo rigore, scrupolo e correttezza professionale.

A spingere il giudice a richiedere nuovi accertamenti sono stati alcuni passaggi non chiariti nella gestione clinica del paziente. La sera del 15 maggio 2024, Loris Comparin si era presentato al Pronto Soccorso di Santorso lamentando un forte mal di gola. Venne dimesso in tempi rapidi, ma secondo l’ordinanza del giudice non sarebbero stati effettuati gli approfondimenti diagnostici necessari per comprendere la reale gravità del quadro. Solamente 14 ore dopo, nel primo pomeriggio del giorno seguente, l’atleta era dovuto ritornare d’urgenza in ospedale per gravissime difficoltà respiratorie. Accolto in codice rosso, i sanitari avevano riscontrato un voluminoso ascesso che richiedeva un intervento chirurgico immediato. L’infezione però si era ormai diffusa. L’indomani il pluricampione veniva colpito da un arresto cardiocircolatorio, precipitando in un coma dal quale non si è più risvegliato.

Il nuovo percorso di indagini servirà a stabilire se vi siano state effettive negligenze od omissioni da parte dei medici, identificando a quale reparto e a quali figure siano eventualmente imputabili. I familiari della vittima hanno sempre ribadito di non cercare vendetta, ma solo chiarezza su quanto accaduto nelle sale dell’ospedale Alto Vicentino. Un atto di giustizia dovuto al figlio Loris, che oltre ad essere un campione di karate considerato dai professionisti del settore “uno dei più grandi di sempre” è stato punto di riferimento per generazioni di giovani che sotto la sua guida si sono avvicinati non solo al mondo del karate ma a quello dello sport in generale, garantendo una formazione sportiva impeccabile e ricca di un apporto umano di profondo valore.

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