Omicidio Tramontano, riconosciuta la premeditazione per Impagnatiello

Per Alessandro Impagnatiello, dopo il riconoscimento della premeditazione, è stato disposto “un isolamento diurno di tre mesi”. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 45 giorni.
L’ ex barman è già stato condannato all’ergastolo per femminicidio. In aula c’erano la madre, il fratello e la sorella di Giulia Tramontano.
La nuova fase processuale era stata disposta dalla Cassazione per rivalutare l’aggravante della premeditazione. Nelle motivazioni della decisione, la Suprema Corte il 9 aprile scorso aveva chiesto di approfondire gli elementi relativi alla somministrazione di veleno per topi alla vittima, iniziata nel dicembre 2022 e intensificata nell’ultimo mese e mezzo prima del delitto, oltre alle ricerche online dell’imputato su sostanze letali. Elementi che sarebbero stati trascurati dalla corte d’appello, mentre in primo grado la premeditazione era stata considerata come aggravante. Per la Suprema Corte c’erano elementi, agli atti del processo, per “dimostrare che l’idea” di Impagnatiello di uccidere Giulia Tramontano “fosse già emersa molti mesi prima” del 27 maggio 2023.
La sostituta procuratrice generale di Milano Maria Pia Gualtieri ha chiesto oggi di riconoscere a Impagnatiello l’aggravante della premeditazione, oltre a quella della crudeltà già riconosciuta, per dare conto della “massima intensità del dolo” con cui ha ucciso la compagna Giulia Tramontano, incinta al settimo mese. “È importante riconoscerla per mettere a posto le cose e dare il giusto nome” ai fatti, ha detto la pg, anche se “la decisione non potrà far tornare in vita la povera Giulia Tramontano”, ma è necessaria perché “ci sono azioni che non possono essere dimenticate, ma sono espressione della massima intensità del dolo”. Per Gualtieri, l’aggravante serve a restituire il senso della “brutale personalità” dell’imputato.
“Attenersi alle risultanze probatorie, senza giungere a conclusioni sulla base di illazioni e congetture”. È l’invito della difesa di Alessandro Impagnatiello alla Corte d’assise d’appello di Milano. La legale Giulia Geradini ha contestato la ricostruzione secondo cui l’imputato avrebbe preparato un agguato, spostando il tappeto e coprendo il divano con un telo. “La problematica non era liberarsi della compagna, ma la presenza del feto”, ha sostenuto la difesa, secondo cui la somministrazione di topicida iniziata nel dicembre 2022 sarebbe stata finalizzata a provocare un aborto spontaneo. “Valutare la condotta per quello che è stata, senza forzature”, è la richiesta della difesa, secondo cui gli elementi raccolti non dimostrerebbero la premeditazione, pur senza “ridurre la responsabilità dell’imputato per l’omicidio”.