Halloween, zucche e cani vampiro: la notte stregata divide il Veneto. Ma non troppo

C’è chi chiude le imposte per non sentire il campanello. Chi prepara caramelle in quantità industriale. Chi scuote la testa parlando dell’ennesima festa importata dall’America. E chi, invece, risponde che le zucche illuminate le vedeva già da bambino quando Halloween, almeno con questo nome, non era ancora arrivata.

Anche quest’anno la notte del 31 ottobre accende il dibattito. Halloween continua a essere una delle ricorrenze più amate e contestate allo stesso tempo. Da una parte i sostenitori di una festa che riempie le piazze, coinvolge famiglie e bambini e regala un’occasione di socialità. Dall’altra chi la considera un fenomeno commerciale che rischia di cancellare tradizioni locali ben più antiche. A rilanciare la discussione è stato il presidente del consiglio regionale veneto, Luca Zaia, che alla vigilia della festa ha invitato a riscoprire i riti popolari della regione: “E se invece di promuovere Halloween, raccontassimo ai nostri ragazzi l’antico rito delle Lumere?”, ha scritto sui social, ricordando la tradizione delle “Suche Baruche”, le zucche svuotate e illuminate con una candela, esposte per guidare le anime dei defunti e tenere lontani gli spiriti più dispettosi.

In effetti, a ben guardare, il confine tra Halloween e le usanze venete è meno netto di quanto sembri. Le zucche intagliate non arrivano soltanto dai film americani. Nelle campagne venete esisteva già l’abitudine di trasformarle in lanterne. E c’era anche il “piatto dei morti”, lasciato sul tavolo o sul davanzale con castagne, fave, dolci e marroni come dono simbolico per i cari scomparsi. Forse è proprio qui il segreto della longevità della festa: sotto il trucco da strega e i denti da vampiro sopravvivono riti che parlano di memoria, passaggio delle stagioni e rapporto con chi non c’è più. Cambiano le forme, non sempre la sostanza.

Intanto, però, Halloween continua a reinventarsi. E quest’anno il dato più curioso arriva dal web. Dopo tre anni di rallentamento, le ricerche online legate ai costumi di Halloween sono tornate a crescere del 16,5% rispetto al 2025. Ma la vera sorpresa non riguarda streghe, zombie o fantasmi. Riguarda i cani. Secondo un’analisi del Centro Studi Gambling.com, le ricerche di costumi per cani sono aumentate addirittura del 61% in un anno, quasi quattro volte più velocemente del mercato generale. Mantelli da vampiro, ali da pipistrello, cappelli da strega e travestimenti coordinati con i proprietari stanno conquistando un posto d’onore nelle vetrine e negli acquisti online.

Del resto, in un Paese dove oltre metà delle famiglie vive con un animale domestico, era forse inevitabile che anche gli amici a quattro zampe finissero coinvolti nella notte più spaventosa dell’anno. Così, mentre nei centri storici sfilano principesse gotiche e piccoli scheletri, nelle case si preparano ciotole di crocchette accanto ai sacchetti di caramelle. E c’è persino qualche cane che, suo malgrado, si ritrova trasformato in Dracula. Halloween resta una festa che divide. Ma forse proprio questa sua capacità di mescolare tradizione e modernità, folklore e marketing, ricordi dei nonni e fotografie per Instagram, spiega perché continui a resistere. Alla fine, sotto la luce tremolante di una zucca, poco importa se la si chiama Jack-o’-lantern o Lumera. Quello che conta è che continui a illuminare una notte in cui il Veneto, tra memoria e travestimenti, riesce ancora a raccontare qualcosa di sé.

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