Due missionari dell’Altopiano per portare la fede in Etiopia: partiranno dopo l’estate

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Don Nicola De Guio, a sinistra, e don Stefano Ferraretto

La diocesi di Padova è in procinto di mandare tre nuovi missionari in Etiopia: nella prefettura di Robe, a Kokossa nella provincia di West Arsi, terra di prima evangelizzazione dove da due anni opera anche come missionario il vescovo emerito di Padova, Antonio Mattiazzo. I tre nuovi “fidei donum”, due sacerdoti e una laica, partiranno dopo l’estate e due di loro vengono dall’Altopiano dei Sette Comuni: sono don Nicola De Guio, 48 anni, parroco moderatore a Canove di Roana originario della frazione di Mezzaselva, ed Elisabetta Corà, 24enne laica di Asiago laureata in teologia alla Facoltà teologica del Triveneto. Con loro anche don Stefano Ferraretto, originario di Ponso (nel Padovano), classe 1983, prete dal 2008 e attualmente assistente in seminario maggiore a Padova.

L’annuncio dell’avvio della nuova missione diocesana in Etiopia arriva dal vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla. Dopo l’estate tutti e tre i “fidei donum” vivranno prima un periodo di formazione al Cum (Centro unitario missionario) di Verona, quindi qualche mese di studio della lingua inglese e a gennaio saranno ad Addis Abeba per studiare la lingua oromo, in modo da potersi destreggiare per essere operativi qualche mese dopo a Kokossa, città su un altopiano a 2670 metri sul livello del mare. Nella zona i cristiani cattolici sono in assoluta minoranza, meno dell’1 per cento della popolazione. La missione in Etiopia nasce dopo un lungo periodo di riflessione che il vescovo definisce «una chiamata rivolta alla nostra diocesi». «Ho vissuto questa scelta – commenta monsignor Cipolla – come obbedienza a una chiamata rivolta alla nostra diocesi: la chiamata si è manifestata lungo una storia che è iniziata ancora con il vescovo Antonio, ben prima della mia venuta. È stata accolta con un cammino di condivisione, di verifica e di decisione condiviso con il presbiterio e culminato in un parere pressoché unanime che mi è stato dato nel consiglio presbiterale dell’11 maggio 2017. Penso che le chiamate del Signore abbiano le caratteristiche della nostra storia umana, delle persone concrete che incontriamo, dei bisogni e delle necessità che si manifestano in questi precisi momenti».

In tempi di carenza di vocazioni – ne è testimonianza l’ordinazione nei giorni scorsi di un unico prete per la diocesi di Padova – dedicare due preti alla missione “ad gentes” è il segno «che la missione fa parte della nostra vita – riprende il vescovo – I due preti che andranno in Etiopia si aggiungono agli altri due che in questi mesi sono partiti, uno per l’Ecuador e l’altro per lo Stato di Roraima in Amazzonia. Abbiamo anche la gioia di avere vocazioni missionarie e riconoscere i carismi che il Signore dona alla sua Chiesa è molto importante. La presenza poi di una giovane donna ci dice anche che la vita è importante e che va dedicata per grandi missioni e grandi ideali. I giovani ancora ne sono capaci e vanno incoraggiati. La vita è nella gioia quando è trascorsa nella generosità e nel dono di sé. Chi “parte” fa una bella esperienza, ma anche chi rimane in Italia può lasciarsi guidare dal Vangelo e donare la sua vita. L’importante è trovare la propria strada».

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