Gregge sbranato dai lupi, per la Regione “utilizzate recinzioni inadeguate”

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La rete posta dal pastore a Gallio

Si rinfocola la polemica sul gregge preso di mira dai lupi, che avrebbero sbranato 25 pecore, rinvenute poi nella tarda serata di martedì nella zona del colle del Gastagh  a Gallio. La deputata Maria Cristina Caretta (FdI) ha presentato alla Camera dei Deputati una interrogazione chiedendo che il governo risarcisca i danni causati dalle predazioni dei lupi entro e non oltre sei mesi dall’accertamento effettuato dalle autorità competenti.

La Regione Veneto, che ieri aveva inviato i propri tecnici a Gallio, in sopralluogo all’allevamento preso di mira martedì scorso dall’assalto dei lupi: hanno verificato le modalità della predazione e quantificato il danno subito. “Purtroppo l’allevatore non aveva adottato le misure di prevenzione suggerite e finanziate dalla Regione” ha dichiarato l’assessore regionale Giuseppe Pan dopo aver preso visione della relazione tecnica e delle foto scattate. “Il recinto in questione – spiega – non era elettrificato, come quelli forniti dalla Regione, ma solo una rete di contenimento fatta con materiali non specifici, peraltro non allestita correttamente, viste le falle che hanno offerto un facile varco al passaggio del lupo. Anziché proteggere il gregge dal lupo, si è rivelata una gabbia mortale per le sue prede”.

“Capisco la paura, lo sconforto e la rabbia degli allevatori e dei malgari di fronte alle pecore sgozzate, ma ancora una volta – sottolinea l’assessore – devo rilevare l’incauto comportamento di chi non ha adottato le più elementari regole di prevenzione, né ha ritenuto opportuno  chiedere di avvalersi dei nostri dispositivi, cioè recinti  elettrificati e correttamente posizionati e cani da guardanìa”.

“Ricordo che il lupo è una specie protetta, tutelato allo stato attuale dalla legislazione nazionale ed europea – conclude l’assessore –  In attesa che si costituisca il nuovo governo, al quale chiederemo di  rivedere il piano nazionale di protezione del predatore almeno per le aree montane storicamente vocate alla pastorizia e all’allevamento, non resta che adottare le opportune misure di prevenzione. Misure che hanno dimostrato, là dove correttamente  applicate, di essere un efficace deterrente di attacchi e predazioni”.

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