Verso il Referendum, il voto dei sindaci vicentini

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La campagna referendaria si conclude oggi. Domani sarà la giornata del silenzio e della riflessione, poi domenica 4 dicembre, la parola passa agli elettori con il loro voto. Gli italiani saranno chiamati ad esprimere voto affermativo o contrario alla proposta di riforma della Costituzione, proposta dal premier Matteo Renzi.

Il testo della consultazione sarà il seguente:

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?».

Abbiamo chiesto a diversi sindaci le loro intenzioni di voto, che nella loro pur ristretta campionatura hanno confermato una netta spaccatura tra le diverse correnti di voto, con un buon 25% che ha poi deciso di non esprimersi.

Sindaci per il SI

Il sindaco più in vista della provincia di Vicenza, primo cittadino del capoluogo, ha fatto sapere di votare SI. Achille Variati infatti ha deciso di sposare la linea del Partito Democratico di cui è rappresentante. Altro importante appoggio al SI arriva da Bassano del Grappa con Riccardo Poletto. Voteranno SI anche i primi cittadini di Valdagno Giancarlo Acerbi, di Santorso Franco Balzi, Sarcedo Luca Cortese e Sandro Maculan di Zugliano, Marco Sandonà di Caltrano, Armando Cunegato di Valli del Pasubio e infine Chiara Luisetto di Nove. Le motivazioni sono riconducibili alla semplificazione che deriva dall’abolizione del bicameralismo perfetto, la riduzione dei costi data dal taglio dei cento senatori e l’avvicinamento della politica agli enti locali, dato che nel nuovo Senato siederanno anche sindaci provenienti dal territorio.
Una costante delle risposte dei favorevoli alla riforma comunque è che essa sia “perfettibile”, non di certo fatta senza errori ma che comunque migliorerebbe lo stato attuale delle cose.

Sindaci per il NO

La voce più autorevole del NO alla proposta di riforma arriva dal primo cittadino del terzo comune più popoloso del vicentino, Schio. Valter Orsi infatti ha dichiarato che voterà NO il 4 dicembre, “Sia perché accentra i potere allo Stato – ha detto – sia perché il nuovo Senato di fatto altro non diventa che un sistema per distribuire posti ai rappresentanti di partito”. Al coro dei NO si sono uniti in blocco i sindaci vicini al Carroccio, partendo da Posina con il leghista Andrea Cecchellero allineato al partito, Milena Cecchetto di Montecchio Maggiore ed Emanuele Boscoscuro di Torrebelvicino. Intenzioni di voto negativo sono state espresse anche da Erminio Masero di Piovene Rocchette e Gildo Capovilla di Cogollo del Cengio.

Questi sindaci hanno motivato il loro voto con la riduzione dell’autonomia di competenza del Veneto derivante dalla riforma del Titolo V, che accentrerebbe a Roma diverse funzioni ora in capo a Venezia. Altresì a loro avviso l’approvazione della riforma toglierà potere al popolo e non produrrà il superamento del bicameralismo paritario, ma anzi lo renderà più confuso e aumenterà i conflitti tra Stato e Regioni.


Sindaci che non si sono espressi

Sono ben cinque su venti i sindaci che hanno deciso di non esprimerci il loro parere. Tra questi alcuni sono stati spinti dal desiderio di non influenzare il voto popolare, o per rivendicare la loro indipendenza politica, come Giovanni Casarotto di Thiene, Elisa Santucci di Monteviale e Martino Montagna di Cornedo Vicentino.
Gli altri due invece hanno dato voce ad un sentimento comune creatosi attorno alla campagna referendaria. Uno scontro tra le due fazioni dove non sono mancati colpi bassi e toni violenti, con i partiti che hanno voluto metterla sul piano politico esulando dal merito della riforma. Un referendum che è costituzionale si è infatti trasformato in uno scontro sul futuro politico del Paese. Lo stesso Renzi a cavallo fra il 2015 e il 2016 aveva detto “Se vince il NO vado a casa”, salvo poi ritrattare invitando a votare i contenuti della proposta di riforma. Il tutto ha generato un prevedibile trambusto mediatico, con i partiti d’opposizione che hanno cavalcato le ragioni del NO anche per “mandare a casa Renzi”.

Di fronte a questi toni purtroppo passa in secondo piano il bisogno di risposte che ha questo Paese – ha detto il sindaco di Brendola Renato Ceron – l’opportunità di valutare il peso di un cambiamento è diventata quasi solamente l’occasione di un ennesimo scontro tutto in ‘politichese’ ”. Ancora più duro e disilluso il primo cittadino di Chiampo, Matteo Macilotti. “Vedo circolare sui social network e in televisione un mare d’odio, una quantità devastante di balle e disinformazione – ha detto – la dialettica politica non si concentra minimamente sulle idee, ma si focalizza sulla denigrazione dell’avversario, sull’evocazione del sospetto. Chi cerca di promuovere uno slancio in avanti, di abbracciare ideali che travalichino i tornaconti personali, viene immediatamente abbattuto, annichilito – ha concluso – penso proprio che la prossima battaglia referendaria, se le cose non dovessero mutare, la combatteremo con la clava”.

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