Al San Bassiano primi trapianti di cornea con la tecnica ultra-mininvasiva

Lavorare sull’infinitamente piccolo per accrescere le possibilità di successo dell’intervento e accelerare i tempi di recupero per i pazienti: sono stati eseguiti con successo nei giorni scorsi, per la prima volta all’ospedale San Bassiano, quattro trapianti dell’endotelio con una innovativa tecnica mininvasiva denominata Dmek (Descemet Membrane Endothelial Keratoplasty), utilizzata solo in pochissimi centri selezionati.
A spiegare in cosa consiste la procedura è Pietro Viola, direttore dell’Unità Operativa Complessa (Uoc) di Oculistica dell’ospedale di Bassano del Grappa, tra i maggiori esperti nazionali nell’utilizzo di questa tecnica con un’esperienza di oltre 500 interventi eseguiti: “Si tratta della metodica più avanzata per la cura delle malattie dell’endotelio corneale, che è lo strato più interno della cornea. Con questa tecnica si procede nel trapiantare esclusivamente il singolo strato di cellule malato della cornea, prelevando dal donatore un tessuto dello spessore di appena 15 micron, ovvero 15 millesimi di millimetro. In questo modo si sostituisce solo la parte malata, preservando il resto dei tessuti della cornea, in quando sono comunque sani. Questo approccio richiede specifiche accortezze e una formazione specifica, ma offre notevoli vantaggi per il paziente: un recupero visivo più veloce, una migliore qualità della vista finale e una probabilità di rigetto significativamente ridotta, proprio perché la quantità di tessuto estraneo trapiantato è minima”.
La tradizione oculistica a Bassano
Per il direttore generale dell’Ulss 7, Giovanni Carretta, questa innovazione conferma gli elevanti standard di presa in carico da parte dell’Oculistica dell’ospedale di Bassano. “Si conferma la grande tradizione della Chirurgia Oculistica al San Bassiano – spiega – che storicamente è sempre stato un punto di eccellenza per l’Oculistica nel panorama regionale e anche nazionale. Poter mettere a disposizione dei nostri pazienti questa metodica rappresenta sicuramente un valore aggiunto importante, in primis per i malati che possono beneficiare direttamente di questa tecnica, ma anche per tutti i pazienti che afferiscono all’oculistica del San Bassiano, che si conferma così una struttura di alto livello e sempre attenta all’innovazione in ambito clinico, ben inserita all’interno della rete delle strutture regionali, come dimostra nel caso specifico la fondamentale collaborazione con la Fondazione Banca degli Occhi del Veneto”.

L’intervento
“La procedura dura solo 15-20 minuti – spiega Antonio Di Caprio, direttore sanitario dell’Ulss 7 -, viene svolta con il paziente sedato ma vigile ed in regime di day hospital. I tempi di recupero variano tra i dieci e i trenta giorni dopo l’operazione. L’intervento è destinato a pazienti la cui vista è compromessa da un difetto specifico dell’endotelio corneale, come la distrofia di Fuchs, una patologia spesso familiare che colpisce entrambi gli occhi”. Si tratta di una malattia che si manifesta prevalentemente dopo i cinquant’anni, con un’incidenza maggiore tra i 65 e gli 80. Colpisce entrambi gli occhi e pertanto, se non curata, porta alla cecità.
Il futuro
“Per il futuro – aggiunge il dottor Viola – abbiamo in programma anche di introdurre l’impianto di endotelio artificiale, una soluzione riservata ai casi più complessi con storie di rigetti multipli. Per questa procedura stiamo sviluppando anche una nuova tecnica di sutura che garantisce una migliore aderenza dell’impianto e che è oggetto anche di un progetto scientifico che stiamo sviluppando con altri centri. Inoltre, la spinta verso la miniaturizzazione estrema non riguarda solo gli interventi alla cornea: ma anche le patologie di retina chirurgica, oggi più che mai al centro dei numerosi accessi ospedalieri, responsabili di gravi deficit della vista.Vengono trattati, in modo tempestivo e con le metodiche più aggiornate, sia i gravosi interventi per distacco di retina che la patologia maculare utilizzando strumenti di chirurgia mini-invasiva”.
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