In duemila per Dj Luchetta: “Io disabile solo se mi specchio: al pietismo dico basta”

Si è svolta venerdì negli ampi spazi del CMP2 Arena di Bassano del Grappa, l’assemblea dell’Istituto Brocchi dedicata ai temi della disabilità, dell’inclusione e del contrasto al bullismo, organizzata con il Patrocinio del Comune di Bassano e della Regione Veneto. Davanti a centinaia di studenti, il protagonista dell’incontro è stato Luca Lapo, conosciuto come Lucky Luchetta, uno dei dj più piccoli al mondo: 95 centimetri di energia e determinazione, affetto da Osteogenesi Imperfetta ma capace di trasformare la fragilità in forza. Con lui, le istituzioni: l’Assessore Regionale ai Servizi Sociali Paola Roma e l’Assessore Comunale alle Politiche Giovanili Marina Bizzotto.

Fin dalle prime parole, Lapo ha imposto un ritmo diverso dal solito: niente retorica, niente filtri, niente pietismo. Ha parlato di disabilità come condizione, non come condanna; come realtà che chiede integrazione, non compassione. Ha raccontato la sua storia con una sincerità che ha spiazzato e conquistato i ragazzi, spiegando che la diversità non è un ostacolo ma un modo alternativo di stare al mondo: “Mi sento disabile solo quando mi guardo allo specchio – ha detto senza giri di parole – per il resto conduco una vita normale”. Una frase semplice, ma capace di scardinare molti pregiudizi. Il confronto si è presto allargato ai temi del bullismo, dell’inclusione sociale, delle opportunità professionali negate o conquistate a fatica.

Lapo ha ricordato come, nella sua vita, le porte si siano spesso chiuse in faccia, ma anche come la tenacia possa trasformare un rifiuto in un varco inatteso: “Nella vita si chiudono molte porte, ma prima o poi si apre un portone”, ha confidato agli studenti, invitandoli a non mollare mai i propri sogni e a difendere i valori umani, perché “far del bene fa bene”.
Non sono mancati momenti più intimi, come quando ha raccontato che la sua famiglia non lo ha sempre sostenuto: “Non mi incoraggiavano, anzi remavano contro. Non volevano darmi importanza, anche se sapevamo che ero capace”. Una confessione che ha colpito i presenti, perché ha mostrato quanto il suo percorso sia stato costruito controvento, senza appoggi, con la sola forza della convinzione personale.

Il messaggio più forte, però, è arrivato quando ha ribaltato la narrazione tradizionale sulla disabilità: “Non dobbiamo parlarne solo in modo negativo. I disabili non hanno bisogno solo di sussidi, ma di essere accettati e integrati. Basta pietismo: la diversità deve essere vista come una risorsa”. Parole che ha trovato immediata risonanza tra i ragazzi, che per tutta la mattinata sono rimasti attorno a lui, ascoltando, ridendo, facendo domande, come se quel dialogo fosse naturale, necessario. E dopo il dibattito, la parola è passata alla musica. Lucky Luchetta ha trasformato l’aula magna in un piccolo club, riportando alla memoria il suo tentativo di Guinness World Record del 2009, quando suonò per 67 ore consecutive. La musica è diventata il prolungamento del discorso: un modo per dire che la passione può diventare professione, che il talento non ha misure, che la gioia condivisa è una forma di inclusione.

A portare il saluto delle istituzioni sono state l’Assessore Regionale ai Servizi Sociali Paola Roma e l’Assessore Comunale alle Politiche Giovanili Marina Bizzotto, che hanno sottolineato il valore educativo di un incontro capace di parlare ai giovani con autenticità e senza sovrastrutture. L’assemblea si è conclusa alle 13, ma la sensazione diffusa è che qualcosa sia rimasto sospeso nell’aria: una consapevolezza nuova, un modo diverso di guardare l’altro, la certezza che la diversità non è un limite ma un patrimonio: “Abbiamo molto da dare – ha detto Lapo in chiusura – e i giovani lo capiscono prima degli adulti». Una frase che, più di tutte, racconta lo spirito di una mattinata che non è stata solo un incontro, ma un’esperienza di vita.

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