CineMachine | Castaway On The Moon

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REGIA: Lee Hae-Jun ● CAST: Jung Jae-young, Jung Ryeo-won, Yang Mi-kyung, Park Young-seo, Jang So-yeon ● GENERE: romantico, commedia, drammatico ● DURATA: 119 minuti ● DATA DI USCITA: 1 maggio 2010 (Italia)

Castaway On The Moon del 2010 per la regia di Lee Hae-Jun.

Trama: Il signor Kim (Jung Jae-young) è senza lavoro, pieno di debiti ed è stato scaricato dalla sua ragazza. Decide di risolvere ogni problema suicidandosi, saltando nel fiume Han. Tuttavia il tentativo fallisce e Kim si ritrova solo su una piccola isola a metà del fiume. Ben presto abbandonerà i pensieri di suicidio o di salvataggio per inizia una nuova vita da naufrago. Inoltre le sue buffonate cattureranno l’attenzione di una giovane donna (Jung Ryeo-won) il cui appartamento si affaccia sul fiume. La sua scoperta cambierà le vite di entrambi.

Solitudine. Isolamento. Inadeguatezza. L’incapacità perenne di inserirsi nei rapporti sociali con la conveniente partecipazione e cordialità. Il suicidio come l’ultimo atto di una volontà che non possiamo né controllare né tantomeno trascurare, perché questa volontà si racchiude nella persona che siamo. Essa si esprime come un profondo impulso all’esistenza. Un’esistenza fatta di desiderio, di bramosie oltre ogni immaginazione e che proprio per questo diviene, nel suo lento scorrere, gremita di un’incredibile dolore e sofferenza.

La storia si apre proprio da questo cruciale punto: Kim Seung-geun è intento a lasciarsi affogare, gettandosi dal ponte di Seul sul fiume Han. In lacrime, il volto di Kim ci racconta la storia di un uomo economicamente lacerato e devastato dai continui prestiti bancari e la storia anche di una persona abbandonata dall’amore della sua compagna che lo ha lasciato.

In completa solitudine, Kim si trova ora sul filo del rasoio. Quella volontà espressa in un desiderio di realizzazione personale, ora lo sta forse portando ad un ultimo atto estremo. Tuttavia, come ci insegna il beneamato Arthur Schopenhauer, suicidarsi non sarebbe altro che una delle massime manifestazioni della volontà di cui prima parlavamo. Di fatto Kim non vuole morire solo per il piacere di farlo, ma vuole uccidersi perché egli ama così tanto la sua vita da non volerla sprecare. Sarà forse  per questo che il suicidio non gli riuscirà e che egli ritroverà speranza e piacere nel suo stare al mondo in un luogo impensabile, dove i diversi elementi naturali ed artificiali si mescoleranno a formare un sunto poetico-cinematografico di una vita ai margini della società, vissuta nella scoperta di azioni tanto semplici quanto meravigliose.

In parallelo a questi eventi, abbiamo anche la storia di una hikikomori, una ragazza che ha deciso di isolarsi nella sua stanza limitando al massimo ogni contatto concreto con il mondo esterno e con ogni altro essere umano, compresi i suoi genitori. Di fatti, le sue comunicazioni con la madre avvengono tramite messaggini sul telefonino e il cibo le viene lasciato davanti alla porta della sua stanza. Le sue attività giornaliere consistono nell’utilizzo massivo del computer e dei social network, di un esercizio fisico basato su un contapassi e nello scattare foto alla luna attraverso una fotocamera Sony. Sarà proprio attraverso il teleobiettivo di quest’ultima che la ragazza verrà a conoscenza della presenza di Kim sull’isolotto del fiume Han.  

È interessante notare che i due protagonisti, sia nella storia sia nella vita reale, abbiano lo stesso nome, ovvero Kim che significa volatile, allegro, competente, attivo, attento. Un nome un programma. Questo significato crescerà e si svilupperà nel corso della storia, facendo crescere i nostri due protagonisti ed avvicinandoli sempre di più in un modo tanto bizzarro quanto romantico. Vedremmo il Kim sull’isola comincia a vivere in un modo completamente nuovo, totalmente distaccato dal denaro e dai beni materiali ed incredibilmente vedremmo la Kim ragazza uscire per le prime volte dalla sua stanza per portare dei messaggi al Kim sull’isola e in tutto ciò si racchiude il romanticismo di questa bellissima storia.

Il regista Lee Hae-Jun porta sullo schermo una storia incredibilmente fantasiosa, con una messa in scena pulita e poetica con luci e lens flare che colorano magnificamente la pellicola. Inoltre vi è un utilizzo coscienzioso di alcune tecniche cinematografiche come l’effetto Vertigo di Alfred Hitchcock ed inoltre possiamo cogliere dei rimandi scherzosi al cinema americano, come Castaway di Robert Zemeckis, Jurasic Park ed E.T. – L’extraterrestre di Steven Spielberg.

Un film di una bellezza assoluta che ci parla di evasione dalle insoddisfazioni e dalla staticità della propria vita per trovare qualcosa di completamente nuovo che ci possa far innamorare o re-innamorare completamente ed autenticamente di chi siamo e di quello che ci circonda.  

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