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(Foto Figc.it)

Il mio problema, riguardo al calcio, è che ho cominciato a seguirlo nel 1982.
Avevo 8 anni, uno in più dei miei figli adesso, e i ricordi, per quanto un po’ confusi dal tempo, sono scolpiti nella memoria.

La mattina dopo le tre piotte al Brasile di Zico e Falcao fu il momento della svolta.
In realtà la partita io non l’ho vista. Avevano giocato di pomeriggio e, perdio, d’estate al pomeriggio si giocava fuori in strada, altro che calcio in tv.

In più era quasi scontato che avrebbero perso, nemmeno valeva la pena mettersi a guardare.

Poi, poco lontano da casa, un bellimbusto aveva dato fuoco alla sua esposizione di mobili che aveva all’interno di una villa del settecento o cose così.  Per l’assicurazione. Comunque c’erano i pompieri in paese e tanto bastava. Quando sarebbe ricapitato?

Fatto sta che il mattino dopo dovevo andare a prendere il giornale. Il minimarket che faceva anche da tabacchino era chiuso per ferie (all’epoca i due piccoli esercizi commerciali del paese si mettevano d’accordo per i turni di chiusura) e per il Giornale di Vicenza toccava passare davanti alla villa ancora fumante dalla sera prima.

Fu lì che Fabio, che poi sarebbe stato un grande amico, oltre che il batterista del mio primo gruppo, lesse la prima pagina e se ne uscì con un: “Ah, Rossi Rossi, che ha mandato a casa il Brasile…”.

“Ma come?” dissi “Ma allora non ci hanno eliminati?”.

No.

E da lì un trionfo.

Chissà, magari se fossimi usciti, in quell’estate calda del 1982, forse non mi sarei mai appassionato di calcio e forse nemmeno di sport in genere (anche se il nuoto che un tempo mi faceva schifo adesso lo amo) e adesso davvero potrei dire che non me ne frega niente.

(dal blog Stratobabbo)

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