Nessuno si salva da solo

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Chiedere aiuto non è cosa da tutti, né cosa da poco. Dopo anni di negazione, ho imparato (a caro prezzo) a pronunciare, o meglio ad ammettere e trasmettere, quella necessità di essere supportata e aiutata. Lo chiedo in modi strani, mai diretti e molto contorti. Ma chi mi conosce ormai ha imparato a cogliere queste suppliche e a tendermi la mano.

Chiedere aiuto non è semplice: si deve in primis ammettere di avere un problema/mancanza, di non essere in grado di trovare rimedio da soli…si deve accettare di non farcela più, di non avere gli strumenti, o almeno, non quelli adatti. E si deve poi prendere l’aiuto che viene, non pretendere di avere l’aiuto che si vorrebbe o che si immagina. Ognuno ha le proprie armi e la propria disponibilità. Ognuno ha i propri strumenti e le proprie modalità con il quale usarli.

Ho sempre sentito dire che “chiedere aiuto è il primo passo verso la guarigione”. Non so se sia vero. Ma so che è importante, fondamentale, affidarsi e fidarsi degli altri, per poter risolvere o quantomeno alleggerire le problematiche e le difficoltà cui la vita ci sottopone.

Per quanto mi riguarda, ad esempio nella mia lotta contro l’anoressia, ho passato anni a subire aiuti di vario tipo, senza farli miei, senza usufruirne, senza vederne l’utilità, senza farne buon uso. Ora che le mie forze si sono quasi totalmente esaurite e la malattia cronicizzata, gli aiuti veramente utili sono davvero pochi. Si tratta più che altro di palliativi, di tamponamenti a quelle ferite troppo profonde per essere cicatrizzate.

Nonostante la mia solita bassa autostima, mi riesco a dare il merito di tutti quei piccoli passi che sono provarci nuovamente…

Chiedere aiuto nonostante per anni tutto si sia dimostrato vano, non è facile. Fidarsi e affidarsi a persone esterne alla famiglia è arduo e sempre più difficile, perché di pari passo alla crescita e all’aggravamento dei miei problemi, si aggiunge una comprensibile mancanza di speranza. La mia ricerca di una stabilità e di un equilibrio non si ferma mai, che io creda o meno nel loro possibile esistere.

Per quanto riguarda i problemi quotidiani, siano essi più o meno gravosi, la mia tendenza è quella inizialmente di arrangiarmi. Spesso ne parlo, esterno situazione e sentimenti correlati, ma non chiedo soluzioni agli altri bensì tento di fare da sola. Un tempo mi affidavo totalmente ai consigli di mamma e delle persone a me più vicine, mettendo sempre in dubbio e a tacere quello che era il mio sentire, le mie considerazioni, le mie soluzioni.

Credo sia una questione di crescita, di maturità, di consapevolezza e autoanalisi: queste le ragioni per cui ora riesco ad ascoltarmi un po’ di più ma senza escludere l’opinione altrui, e considerare alla pari i miei pensieri e quelli di chi mi circonda. Considerare la propria visuale ma anche quella esterna a noi, vagliare le proprie soluzione e anche quelle che ci vengono suggerite… Credo sia questo il modo migliore d’agire.

Concludo questo soliloquio, precisando che chiedere, pretendere, accettare aiuti, è alquanto funzionale e di primaria importanza. Nessuno dovrebbe contare solo sulle proprie forze. Nessuno dovrebbe affrontare il dolore in solitudine.

Nessuno si salva da solo.

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