Spettacolando – La Lisistrata di Lella Costa, un grido ironico e furioso contro la guerra

Al Teatro Comunale Città di Vicenza, la stagione di prosa si è chiusa il 7 maggio con Lisistrata, in doppia data. La protagonista è Lella Costa, diretta da Serena Sinigaglia, in un adattamento che prende la commedia di Aristofane e la restituisce al pubblico come un grido ironico e furioso contro la guerra e l’impotenza della politica contemporanea. Un classico rivisitato in versione pop, dove i paradossi stentano a rivelarsi tali, come quando leggendo i titoli dei giornali non riusciamo a distinguere la satira dalla politica reale, la finzione dai fatti accaduti.

Il testo conserva la base del nucleo originario della vicenda: le donne greche, guidate da Lisistrata, decidono di indire uno sciopero del sesso per costringere gli uomini a fermare la guerra. Ma la forza dello spettacolo sta nel modo in cui questa trama antica viene fatta vibrare dentro le contraddizioni del nostro tempo. Tutto è pensato per creare un ponte diretto con l’oggi: le guerre che attraversano il mondo, e che spesso non riusciamo neppure a ricordare, la retorica politica inconcludente, la stanchezza delle società civili. Soprattutto la domanda sul ruolo delle donne nella costruzione della pace emergono continuamente, senza bisogno di forzature.

Lella Costa domina la scena con un’energia trascinante, mostrandosi dea ancor prima di aprir bocca: nessuna in Italia sarebbe più adatta a interpretare questa parte. La sua Lisistrata non è soltanto ironica o sarcastica: è una donna esasperata dalla stupidità del potere maschile ma ancora capace di credere nella possibilità di cambiare le cose. Costa alterna leggerezza e indignazione con un controllo magistrale del ritmo teatrale, dettando i tempi come una batteria in un rock band. La sua voce sa diventare tagliente come una satira politica e subito dopo aprirsi a momenti di autentica malinconia. È qui che lo spettacolo trova la sua dimensione più intensa: sotto la superficie comica dove pulsa una profonda disperazione civile.

La commedia inizia con i personaggi anziani, quasi mummificati, che volgono uno sguardo al passato per poi ripiombare nella storia e vivere il presente storico, per poi ancora scambiarsi di sesso presentandosi prima come uomini, poi come donne. E’ un mescolamento che ancor più rende attuale la confusione storica che stiamo vivendo, alla ricerca di una parità che spesso sconfina nell’istintiva ricerca di ruoli, credendo possano migliorare le dinamiche umane. Semplificare però, non coincide con migliorie, e il cambiamento richiede sacrificio, e purtroppo molto tempo.

Resta certo da chiedersi come sia possibile non imparare dagli errori, come sia accettabile ripercorrere i cicli della vita con la stessa disumanità. Di fronte all’innegabile dato che porta a ricordare come quasi sempre le guerre siano frutto della follia degli uomini, e come le donne abbiamo dovuto sopportare la violenza di vite strappate a chi le ha generate, resta la speranza che le donne non solo siano portatrici di pace ma anche incapaci di spingersi a combattere con la stessa stupidità dei maschi. E’ una speranza che non possiamo non coltivare: consci dei nostri errori ( beh, non tutti consci), non ci resta che auspicare che le donne si rivelino capaci non solo di disinnescare, quanto piuttosto di non concepire azioni che abbiamo prova certa essere stupide e inumane.

Tra mille anni, forse, con quello che resterà dell’umanità nel globo terracqueo, qualcuno porterà in scena una nuova commedia capace di raccontare il futuro distopico che stiamo vivendo, già incapaci di distinguere una morte vera da una generata dall’intelligenza artificiale.
Alla fine gli applausi lunghi e convinti del pubblico vicentino hanno vinto. Del resto non è la realtà quella che abbiamo visto, è teatro.

Paolo Tedeschi

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