Spettacolando – “Tootsie, il musical” al Comunale: il travestimento come specchio della società

Sabato 17 e domenica 18 gennaio il Teatro Comunale di Vicenza ha ospitato Tootsie, il musical, adattamento teatrale dell’iconico film del 1982 diretto da Sydney Pollack, trasformato in uno spettacolo ironico, luccicante e ancor più attuale di quarant’anni fa. Forse perché l’ironia è diventata sostanza e le iperboli fatti di ordinaria follia, forse perché nel tempo che stiamo vivendo la sfida viaggia sul tema del fake. Dove inizia? dove finisce? quali sono i paletti che dovremmo mettere mentre la libertà rischia di sovrastare le regole passate e quelle future e la sua limitazione nasconde spesso una censura artistica?

Dietro la maschera della commedia degli equivoci si ripropongono i temi dell’identità che girano intorno alle dinamiche di potere, unico vero parametro a determinare/generare discriminazioni: nel mondo dello spettacolo e non solo. Al tempo era una provocazione, oggi una domanda che ci facciamo ogni giorno e alla quale non abbiamo ancora trovato una risposta capace di avvicinarci l’un l’altra in termini di etica e di morale. Quelle sì che sono cambiate, e non di poco.

La storia è nota: Michael Dorsey attore talentuoso ma ingestibile, è vittima del proprio carattere e di un sistema che non perdona chi esce dai ranghi. Per ottenere un ruolo decide di reinventarsi come Dorothy Michaels, donna determinata e carismatica che riesce laddove Michael aveva sempre fallito. Il travestimento diventa così non solo espediente comico, ma strumento narrativo capace di mettere a nudo ipocrisie e contraddizioni dell’ambiente teatrale e, più in generale, della società.
La versione musical, firmata con intelligenza e grande senso del ritmo, funziona, eccome se funziona! La scenografica gioca con elementi mobili che evocano il dietro le quinte del teatro, risultando fluida e funzionale; i passaggi musicali sono divertenti e amalgamati alla narrazione, solida e ben strutturata.

Lo spettacolo ha ritmo costante, senza picchi né cadute, ma tiene tutti col fiato sospeso per due ore e mezza. E ridiamo un sacco, godendo appieno delle improvvisazioni: tipo quando Michael Dorsey si siede sul divano e dalla testata che prende partono un paio di gag e battute improvvisate.
Una nota per Michael a Dorothy è doverosa, perché sarebbe stato facile cadere nella caricatura: il personaggio femminile invece acquista progressivamente spessore, credibilità e autorevolezza, diventando quasi più “vero” dell’uomo che lo ha creato. È proprio in questo slittamento identitario che Tootsie trova la sua forza più incisiva, suggerendo come spesso siano i ruoli imposti a definire le possibilità individuali.
Accanto al protagonista, il cast si muove con affiatamento e precisione, costruendo una galleria di personaggi ben delineati, funzionali tanto alla comicità quanto allo sviluppo del racconto.
Che altro dire: bravi, bravi tutti!

Paolo Tedeschi

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