L’Iran dice “No” ai colloqui, ma la delegazione americana sarà in Pakistan

L’Iran ha respinto l’ipotesi di un secondo round di colloqui di pace con gli Stati Uniti, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale iraniana Irna. L’assenza di Teheran dai colloqui è legata alle “richieste eccessive di Washington, alle aspettative irrealistiche, ai continui cambiamenti di posizione, alle ripetute contraddizioni e al blocco navale in corso”. I negoziatori americani però, “stanno andando a Islamabad, in Pakistan per le trattative”, fa sapere, invece, il presidente americano Donald Trump sul suo social Truth. La Casa Bianca ha confermato la presenza di Vance, Witkoff e Kushner.
Lo stesso leader della Casa Bianca ha riferito ad Abc che l‘Iran ha commesso una “grave violazione” del cessate il fuoco, ma un accordo di pace ci sarà. Accadrà”, ha osservato ancora il tycoon.
E nello Stretto di Hormuz, paralizzato dalla Repubblica islamica da una parte e sigillato dal blocco navale americano dall’altra, la tensione sale. Gli Stati Uniti colpiscono e bloccano una nave mercantile iraniana a 24 ore dalla fine della tregua che scade il 21 aprile: il rischio di una ripresa della guerra diventa più concreto di ora in ora, come minaccia proprio il presidente americano. Trump ribadisce che Washington ha offerto “un accordo molto giusto e ragionevole, spero che lo accettino”.
“Il blocco statunitense dello Stretto di Hormuz è illegale e viola l’attuale cessate il fuoco”, dice dal canto suo il portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei su X dopo che Donald Trump ha accusato l’Iran di violare l’accordo di cessate il fuoco. “Il blocco dei porti e delle coste iraniane non solo viola il cessate il fuoco, mediato dal Pakistan, ma costituisce anche un atto criminale”, ha sottolineato Baghaei, aggiungendo: “Viola la Carta delle Nazioni Unite, che considera il blocco dei porti e delle coste di un Paese un atto di aggressione” e “rappresenta una punizione collettiva nei confronti del popolo iraniano”.
In attesa di chiarezza, il Pakistan si prepara. A Islamabad scatta il piano per blindare l’area in cui si trova l’hotel di lusso che ha ospitato i primi negoziati. L’albergo è totalmente vuoto, le strade attorno alla struttura sono state chiuse e nelle prossime ore la città sarà in sostanziale lockdown, con la presenza di oltre 10mila tra soldati e agenti.