Donna ammazzata dal fratello i cui resti sono stati gettati in due cassonetti a Roma

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“Erano due mesi che stavo pensando di ucciderla ma il mio è stato un raptus, mi umiliava in continuazione”. E’ quanto avrebbe affermato nel corso dell’ interrogatorio Maurizio Diotallevi 62 anni, accusato dell’omicidio della sorella Nicoletta 59 anni. I due dividevano la stessa casa in via Guido Reni a Roma. La donna era tornata in quella casa, ereditata dal padre ufficiale dell’esercito, nel 2005, in seguito alla morte della madre.
A scatenare il folle gesto, l’ennesima lite per motivi economici. A lavorare era solo Nicoletta e Maurizio le faceva spesso richieste di denaro. In base a quanto ricostruito, la vittima era tornata da poche ore a Roma dopo un viaggio in Svezia. “Appena rientrata ha ripreso a darmi ordini, a trattarmi come un bambino”. L’uomo ha aspettato che uscisse dal bagno e l’ha aggredita in salotto, strozzandola con una cintura. La donna sarebbe poi stata fatta a pezzi prima con un sega e poi con un coltello, perché non era possibile nasconderla intera.
Il fratello ne aveva anche denunciato la scomparsa il giorno stesso dell’omicidio, il 14 agosto. Ad incastrarlo però, sono state le immagini delle telecamere, che lo hanno immortalato mentre usciva di casa con un grosso sacco nero e poi, nel cuore della notte, mentre gettava qualcosa di voluminoso in un cassonetto del quartiere Parioli a Roma. Dopo dieci ore di interrogatorio è crollato in Questura.
“Sì, sono stato io”, ha ammesso davanti agli investigatori, che lo hanno arrestato e portato nel carcere di Rebibbia con le accuse di omicidio e occultamento di cadavere. Oltre alle gambe gettate nel cassonetto a viale Pilsudski, l’uomo si è disfatto del resto del corpo in un cassonetto a via Guido Reni, e infine di alcuni abiti ed effetti personali della donna in un terzo bidone in via Pannini.
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