E’ morta Emma Bonino, la pasionaria delle battaglie dei radicali e per l’Europa

È morta in una clinica privata di Roma la politica e leader di Più Europa Emma Bonino. Malata di tumore ai polmoni da anni, da cinque giorni era ricoverata in gravi condizioni. Aveva 78 anni. E’ stata ministro e commissario Ue, per decenni combattè con Marco Pannella e i radicali importanti battaglie per i diritti, in particoalre quelli delle donne, e lavorò al grande sogno degli Stati Uniti d’Europa.
Proprio ieri era uscita dalla terapia intensiva ed era stata trasferita nella nuova struttura, come deciso dal suo medico curante e i sanitari dell’ospedale romano dove era arrivata in gravi condizioni il 7 settembre.
Il ricordo di Più Europa
“Con Emma Bonino scompare una donna di straordinaria intelligenza e una protagonista della vita politica italiana ed europea. Una personalità forte, libera, capace di portare avanti le proprie idee con passione e coerenza fino alla fine, anche quando significava assumere posizioni difficili, controcorrente o scomode. Senza mai perdere, però, la capacità di ascoltare, di confrontarsi e di mantenere aperto il dialogo anche con chi la pensava diversamente”. Lo afferma il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, esprimendo il proprio cordoglio per la scomparsa di Emma Bonino.
“Ho avuto modo di incontrarla e frequentarla in diverse occasioni – aggiunge Zaia – e ne ho sempre apprezzato l’intelligenza, l’acutezza e la profondità. Di lei ricordo le tante parole, sempre pesate e mai banali, ma anche i silenzi: quei momenti nei quali preferiva ascoltare, osservare e attendere prima di formarsi un’opinione. Era il segno di una curiosità autentica e di un modo non superficiale di guardare alle persone e alle cose. Emma Bonino ha attraversato decenni di storia italiana senza rinunciare alla propria identità e alle proprie battaglie, ma senza trasformare la fermezza delle convinzioni in incapacità di dialogo. È forse questa una delle lezioni più importanti che lascia alla politica di oggi: si può essere determinati, si possono sostenere idee nette e persino divisive, senza considerare chi la pensa diversamente un nemico”.
“Credo che la sua storia – prosegue Zaia – meriti di essere ricordata e raccontata soprattutto ai giovani e alle giovani donne. Perché testimonia che la politica può essere passione civile, studio, coraggio delle proprie idee, confronto e stile. Si può essere protagonisti senza cercare scorciatoie, si può dissentire senza perdere il rispetto dell’interlocutore, si può difendere per una vita ciò in cui si crede continuando ad ascoltare gli altri. È un’eredità che va ben oltre le singole appartenenze politiche. Alla sua famiglia, alle persone che le sono state vicine e a quanti hanno condiviso con lei una vita di impegno pubblico rivolgo, a nome mio e dell’intero Consiglio regionale del Veneto, le più sentite condoglianze”.