L’addio di Totti all’Olimpico. “Vi amo. Ora ho paura”

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L’ultima partita, poi l’ultimo saluto al suo stadio l’Olimpico, quello che ha calcato per 25 anni con la maglia della Roma. La sua unica maglia. Ieri è andato in scena un addio sofferto, quello del capitano Francesco Totti alla sua Roma. Tutto lo stadio era per lui e l’ha celebrato come meglio non poteva fare. Come un vero Re. Non sono mancati striscioni, scritte, bandiere e quel numero 10 onnipresente, simbolo del capitano, marchiato a fuoco sul cuore di tutti coloro che hanno amato e amano l’unico vero grande condottiero di questa squadra. Una maglia gigantesca è stata poggiata in mezzo all’Olimpico a fine partita ed è iniziato il suo momento.
Per lui giro di campo pieno di lacrime, insieme a moglie e figli e poi il fatidico discorso finale, sofferto, intervallato dagli applausi dei 60 mila tifosi presenti allo stadio.
La lettera.  “E’ arrivato il momento. E devo dire grazie a voi, a tutti voi per questi 25 anni di vita insieme, con questa maglia, solo con questa maglia. In questi giorni ho letto tante cose su di me, tutte molto, molto belle. Ho pianto tutti i giorni, tanto, tanto e da solo. In questi giorni ho parlato con mia moglie, le ho raccontato i miei 25 anni vissuti con questa maglia, l’unica maglia. Abbiamo scritto una lettera per voi. Grazie a tutti, mamma, papà, mio fratello, mia moglie, i miei figli, gli amici. E’ impossibile raccontare 25 anni di calcio, non so come farlo. Vorrei farlo con una poesia, con una canzone… Lo so fare con il pallone. Maledetto tempo, che hai deciso. E’ quello stesso tempo che nel 2001… Oggi questo tempo è venuto a bussare sulla mia spalla: ora sei un uomo, levati scarpini e pantaloncini, non c’è più l’odore dell’erba, il gol… Ora sei un uomo. Perché mi sono svegliato da questo sogno? Ora è la realtà. Dedico questa lettera a tutti voi, a quelli che hanno gridato e ancora gridano Totti-gol. Ora è finita davvero, mi levo la maglia per l’ultima volta. Non sono pronto per dire basta, forse non lo sarò mai. La piego per bene. Scusate se non ho parlato in questo periodo. Spegnere la luce non è facile. Ora ho paura, non è come tirare un calcio di rigore. Non vedo cosa c’è oltre i buchi della rete, ora sono io che ho bisogno di voi, del vostro calore. Quello che mi avete sempre dimostrato. Ringrazio tutti, compagni, dirigenti, tecnici che sono stati con me 25 anni. I tifosi tutti, la Curva Sud, nascere romani e romanisti è un privilegio. Fare il capitano della Roma è stato un onore. Il mio cuore sarà sempre lì con voi. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio: mi ha accolto da bambino, lo lascio ora che sono uomo. Orgoglioso e felice di avervi dato tutto quel che potevo. Vi amo”.
La dedica sul pallone. Infine scrive un laconico “Mi mancherai”, sull’ultimo pallone prima di calciarlo lontano in Curva. Così il capitano dice veramente addio alla sua maglia giallorossa e chissà, forse anche al calcio giocato.
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