CineMachine | I Tre Volti della Paura

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REGIA: Mario Bava
CAST: Michèle Mercier, Lydia Alfonsi, Boris Karloff, Mark Damon, Susy Andersen, Massimo Righi, Glauco Onorato, Rika Diauna, Jacqueline Pierreux, Milly Monti, Merriet Medin, Gustavo De Nardo
GENERE: Horror
DURATA: 90 minuti
DATA DI USCITA: 17 agosto 1963

Nell’anno in cui “Lawrence D’Arabia” vinceva sette premi Oscar, il maestro del cinema horror italiano, Mario Bava, sfornava una delle sue migliori pellicole e, indubbiamente, una delle migliori nella storia dell’horror italiano: I tre volti della paura.

Suddiviso in tre parti che qui ora vi andrò a descrivere, in minima parte.

La prima parte racconta di una donna assillata dal continuo squillo del telefono di casa. Al suono snervante si aggiunge una voce. Ogni qual volta la donna risponde, questa voce, molto inquietante, minaccia di volerla uccidere. In aggiunta la donna si scopre osservata, in quanto ogni suo singolo movimento le viene descritto dettagliatamente dal maniaco;

La seconda storia narra di un nobile russo che, lungo il suo viaggio, scopre un cadavere decapitato e con un pugnale conficcato nella schiena. Scioccato, l’uomo prosegue, caricando con sé il corpo, fino a raggiungere una piccola e sperduta casupola, dove abita un piccola famiglia. Questi riconoscono il corpo come un turco che dilapidava morte e terrore ovunque andasse, e, soprattutto, riconoscono il pugnale del padre, scomparso oramai da giorni. La famiglia è terrorizzata da un’ipotesi tanto orribile quanto misteriosa: il padre (Boris Karloff) , prima di partire, li avvertì di non lasciarlo entrare in casa, trascorsi cinque giorni dalla sua partenza, dopo la mezzanotte. Fatto sta che, proprio allo scoccare della mezzanotte del quinto giorno, il padre bussa alla porta e nessuno riesce ben a capire se temere il volto stralunato del povero padre o se averne compassione. La paura affligge i cuori della famiglia che temono che il loro caro padre si sia trasformato in un “wuldulac”, un vampiro. Nel frattempo il nobile si è invaghito di una delle donne della casa e ciò lo fa desistere dall’andarsene. Tale amore però gli si rivelerà fatale;

La terza ed ultima storia, racconta di un’altra donna, un infermiera. Una sera questa viene chiamata urgentemente alla casa di una sua paziente. La donna si precipita, mal volentieri, sul posto dove trova la donna ormai deceduta. Rivestendola, in preparazione per l’onoranza funebre, la donna sottrae al cadavere un anello. Rincasata ella comincia ad essere vittima di spaventose e terribili allucinazioni. La vecchia signora sembra essere risorta dall’oltretomba per riprendersi l’anello che gli era stato sottratto.

Non sono molto bravo a fare riassunti, ma credetemi la visione dirà molto più delle parole. Di fatto l’immagine trasposta sulla pellicola e, a dir poco, sensazionale. Sembra quasi di stare davanti a un quadro espressionista. La luce pittorica che da molto impatto sulle scene, sui volti dei personaggi è una chiara dichiarazione di origine estetica.

La bravura di Bava nel saper muove la macchina da presa e nel saper raccontare le sue storie attraverso la combinazione magistrale di trucco, luci e “sound design” hanno contribuito a rendere questo film una vera e proprio miniera d’oro per molti altri registi, come Quentin Tarantino per “Pulp Fiction” o come Roman Polanski per “L’inquilino del terzo piano”. Colori ed oggetti di scena si combinano con le diverse storie, dando quel sentore di brivido, di terrore e di mistero che ogni buon cinema dell’orrore dovrebbe saper dare.

Le tre storie del film sono basate su tre diversi racconti di autori ai più noti, come Tolstoj o Cechov. Oltre la base narrativa da cui il film prende spunto, c’è una componente socio-culturale molto “cool” che lega questo film ai Black Sabbath, gruppo musicale heavy metal britannico, molto famoso, che prese proprio il suo nome da questa pellicola che, in inglese, era stata, appunto, tradotta con Black Sabbath.

Le musiche curate da Roberto Nicolosi (La maschera del demonio, La ragazza che sapeva troppo) accompagnano perfettamente i momenti più tenebrosi dei tre racconti e riescono a dare una marcia in più ai primissimi piani o al bellissimo montaggio che, non dimentichiamo, artigianale al cento per cento.

Un film straordinario, forse uno dei miei preferiti di Bava, che vi saprà intrattenere e vi saprà divertire, oltre che spaventare.

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