Roma, lʼaddio a Pamela tra lacrime e rabbia

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E’ arrivato nella chiesa di Ognissanti, a Roma, sulla via Appia, il feretro di Pamela Mastropietro, la 18enne uccisa e fatta a pezzi a Macerata, lo scorso gennaio. Alle 11 sono stati celebrati i funerali.

Dietro al carro funebre la mamma Alessandra con un mazzo di rose rosse. Ad attendere fuori dalla chiesa il feretro di Pamela, in una bara bianca, diversi amici. In molti indossano una maglietta bianca con la foto di Pamela. Molti gli applausi al passaggio del corteo funebre. Sulla bara un palloncino bianco a forma di cuore.

Oggi Roma e Macerata saranno unite nel dolore. La sindaca della Capitale, Virginia Raggi e quello di Macerata, Romano Carancini, hanno proclamato il lutto cittadino. La scelta del primo cittadino marchigiano, presente anche oggi ai funerali, è stata criticata da Alessandra Verni, mamma di Pamela. “Giornata di lutto e sindaco ai funerali? Ma alla fiaccolata per Pamela non c’era nessuno dell’amministrazione”, ha affermato Verni riferendosi alla fiaccolata organizzata per ricordare la figlia il 6 febbraio per le vie di Macerata.

Intanto l’inchiesta va avanti e la procura di Macerata due giorni fa ha contestato l’omicidio a Innocent Oseghale. Sarebbe lui dunque ad aver ucciso la giovane Pamela il 30 gennaio scorso. Inoltre, secondo il procuratore di Macerata Giovanni Giorgio, lo stesso Oseghale prima di uccidere Pamela e di farne a pezzi il corpo avrebbe anche abusato di lei. Tesi non condivisa però dal gip Giovanni Maria Manzoni che ha invece ritenuto non vi fossero gravi indizi di colpevolezza per tale accusa, ipotizzando che tra i due si fosse creato un clima amicale.

Per la procura, l’accusa di stupro sarebbe avvalorata anche dalla “cura maniacale” messa da Oseghale per far sparire le tracce del rapporto violento, pulendo con la candeggina e asportando gli organi genitali della ragazza. Un’ipotesi “seria” ma carente di “gravi indizi di colpevolezza” secondo il gip. A sostegno della tesi della procura una frase intercettata nel carcere di Ancona tra Lucky Awelima e Desmond Lucky, i due nigeriani arrestati con Oseghale. “Il 30 gennaio Innocent mi telefonò chiedendomi se volevo andare a stuprare una ragazza che dormiva”, ha detto Lucky a Desmond.

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