Rapinatore dichiarava zero ma era ricco: sequestrati beni per 500mila euro

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Un momento delle indagini dei Carabinieri e della Guardia di Finanza bassanesi

E’ grazie a una fruttuosa sinergia fra Guardia di Finanza e Carabinieri di Bassano che è stato possibile, dopo un’indagine durata più di due anni, aggredire l’ingente patrimonio di un pregiudicato lombardo autore di una violenta rapina tre anni fa a Cassola nella quale rimasero vittime, in casa, un’anziana donna e la figlia.

Da stamattina all’alba infatti i militari dell’Arma e delle Fiamme Gialle stanno sequestrando fra Varese e Como in via preventiva capitali e beni mobili e immobili per più di 500 mila euro riconducibili a Tony Hudorovich, 48enne nato in Italia e residente a Como, che dai controlli risultava quasi nullatenente ma che nella realtà aveva nelle sue disponibilità un capitale complessivo di centinaia di migliaia di euro. L’uomo era stato riconosciuto autore della rapina, insieme a cinque complici, ancora nel gennaio 2014.

La misura di prevenzione patrimoniale scattata a carico di Hudorovich, soggetto particolarmente pericoloso, è scattata dopo lunghe e meticolose indagini che hanno consentito alle Fiamme Gialle e ai Carabinieri di evidenziare fortissime incongruenze tra la situazione economica dell’uomo come essa risultava dalla dichiarazione dei redditi e il suo effettivo stato patrimoniale. Un’operazione ancora poco applicata in Veneto ma resa possibile grazie al cosiddetto Codice Antimafia emanato del 2011 (il Decreto legislativo 159 del 2011) che consente di porre sotto sequestro in via preventiva quei beni che, da un’attenta analisi patrimoniale e dei redditi dichiarati, risultino di provenienza ingiustificata. Nel dettaglio, all’uomo sono state sequestrate otto unità immobiliari (quattro appartamenti, un villino e tre autorimesse) intestate a parenti e prestanome ma che le indagini hanno dimostrato essere nella sua disponibilità e pagate con giri di denaro nei conto correnti o con assegni riconducibili a versamenti in contanti dell’uomo. Del “bottino” fanno parte anche conti bancari e gioielli, il tutto per un valore patrimoniale, come detto, di 500 mila euro. L’operazione iniziata stamattina presto sta coinvolgendo 40 militari fra Carabinieri e Guardia di Finanza, dopo che questi hanno chiesto alla Procura della Repubblica di Como, competente in base al domicilio di Hudorovich, l’applicazione della “misura di prevenzione patrimoniale”. L’azione ha permesso dunque di recuperare i beni illecitamente cumulati, nell’interesse della collettività e a tutela della legalità.

L’8 maggio 2013 la banda, travisata, aveva fatto irruzione in pieno giorno nella casa abitata da madre e figlia (Lucia Borghi, 100 anni e la figlia Patrizia Colasurdo, 63) in via Sant’Antonio a Cassola, con l’intenzione di sottrarre orologi e gioielli: durante la rapina era stata violentemente picchiata la sessantreenne, che era stata ricoverata per trauma cranico e varie contusioni al volto con una prognosi di guarigione di 40 giorni. Nel gennaio 2014, grazie a lunghe indagini sul territorio e attraverso riscontri di tabulati telefonici e riprese di telecamere di videosorveglianza i sei componenti della gang erano stati denunciati.

“Questa operazione, svolta con una sinergia virtuosa fra Carabinieri e Guardia di Finanza che ci ha permesso di mettere a frutto le diverse competenze, ci ha consentito di aggredire il crimine in quello che ha di più caro, ossia il patrimonio” hanno affermato in conferenza stampa il Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Bassano, Fabio Castellari, e della Guardia di Finanza bassanese, Michele Cazzolla.

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