Davide ed Eleonora: un amore fra la vita, la musica e il teatro raccontando storie e territorio

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Foto Roberta Battaglia

Due cuori e un palcoscenico. Il motto due cuori e una capanna nel caso di Davide Peron e Eleonora Fontana bisogna rivederlo. Educatore e cantautore lui, attrice lei, abitano a Santorso sono legati nel mondo dello spettacolo e nella vita e da pochi mesi sono diventati anche genitori della piccola Anita Maria.

Davide, originario di Santorso, di professione fa l’educatore a Valdagno in una cooperativa che si occupa di persone con disabilità. Sta per partire con la decima edizione di Mi Rifugio In Tour, un apprezzato percorso musicale-culturale-naturalistico estivo a tappe nei rifugi di montagna delle Piccole Dolomiti. Ha all’attivo quattro album e nelle sue canzoni affiora forte l’impegno sociale. Eleonora, attrice della compagnia padovana Teatro della Gran Guardia, è originaria di Zugliano, ha frequentato l’Accademia Veneta dello Spettacolo di Vicenza di Theama Teatro e si è diplomata alla Civica Scuola d’Arte Drammatica del Teatro Stabile del Veneto. Ha avuto una piccola parte nella fiction Rai Di padre in figlia e un ruolo importante nell’ultimo film di Dennis Dellai Oscar. Insieme, Davide ed Eleonora hanno portato negli ultimi mesi con successo in giro per l’Italia lo spettacolo “Una calza a salire e una a scendere”, ambientato in Carnia nell’inverno 1916 e che racconta la storia di Maria Plozner Mentil, portatrice di rifornimenti alle prime linee italiane, colpita a morte a 32 anni.

Davide, partiamo dalla decima edizione di Mi Rifugio In Tour, cosa caratterizza questa edizione?

«Quest’anno il tour prende il suo senso da una frase che mi è stata detta dal gestore del rifugio Papa: “sai Davide, le persone che salgono fin qui non cantano più! Una volta si andava in montagna e si cantava! E in questi ultimi periodi le persone che salgono sono sempre un po’ più tristi, cupe, arrabbiate”. Così mi è venuta un’idea per questo anniversario del tour: riportare il canto in montagna! Ho chiesto a Lorenzo Fattambrini di accompagnarmi con il suo coro IMT Vocal Project per i rifugi: per chi salirà, ad aspettarli ci saranno canti di montagna e alcuni dei miei brani arrangiati per coro. Mi sembra un bel modo per festeggiare!».

Il primo appuntamento sarà al Rifugio Papa sul Pasubio domenica 9 luglio… 

«Si. Tutti i rifugi del tour sono luoghi splendidi e unici, devo dire però che uno dei posti che mi toccano particolarmente è proprio il Rifugio Papa, forse perché è lì che è nata l’idea di questo progetto, dieci anni fa, salendo un giorno per la strada delle 52 gallerie, e precisamente all’uscita dell’11a».

Cos’è per te la musica oggi?

«La musica, l’ho sempre detto, a me ha salvato la vita. Mi ha dato la possibilità di darmi un senso, di dare un significato al mio vivere in questo mondo. La vita di tutti noi, son convinto, avrebbe di sicuro molto meno senso senza musica, perché ha in sé una verità misteriosa che unisce invece di dividere, che dà senso anche quando non si hanno le parole per descrivere… Insomma per suonare si deve amare nel significato più profondo che ha questa parola. Io sono soltanto uno strumento che Lei utilizza per arrivare alle persone, il mio impegno e studio quotidiano è per esserne degno. Porsi al posto della musica stessa, come molti purtroppo stanno facendo, è un danno per l’umanità».

Eleonora, avete portato in giro per l’Italia Una calza a salire e una a scendere, come è avvenuta la scelta di questo spettacolo e di questa storia da raccontare rispetto ad altre?

«L’idea è nata grazie alla giornalista Rai Chiara D’Ambros, che ci ha fatto conoscere la storia delle portatrici. Io me ne sono innamorata e per Davide è stato naturale voler raccontare la grande guerra che ha avuto luogo nei monti dove suona sempre, attraverso una voce nuova: quella delle donne. Lo spettacolo racconta la storia di Maria Plozner Mentil, una storia di amore e coraggio, di dolore ma anche di speranza. Queste ragazze si caricavano in spalla 30-40 chili di viveri e munizioni e andavano a rifornire le prime linee, anche a costo della vita. Volevo che la gente sapesse, che venisse ricordato il loro operato».

Il vostro sodalizio è affettivo, ma anche professionale. Com’è lavorare insieme?

Davide: «E’ quello che dicevo priva: per suonare bisogna saper amare. Ecco, non è un caso l’arrivo di questo matrimonio nella nostra vita. Credo che questa unione si senta durante i nostri lavori, ce lo dicono tutti. In realtà per noi è una cosa talmente naturale che non ci rendiamo perfettamente conto di questa forza che abbiamo».

Eleonora: «Costruire i nostri spettacoli è per noi una gioia e un impegno che ci regala sempre tanta vita Siamo consapevoli di questa grande fortuna e cerchiamo di costruirla giorno dopo giorno, senza risparmiarci. Siamo genitori di una splendida bimba che ci sta insegnando cos’è il senso profondo del vivere e dell’amare. Ci ha regalato la grande fortuna di essere papà e mamma. Tutto dal suo arrivo è diventato il “resto”, non per dare meno peso alle cose che prima del suo arrivo erano fondamentali ma perché di fronte alla vita, al richiamo di due occhi che ti dicono “tutto questo mondo ti riguarda”, tutto prende il significato più vero e autentico. Non ci poniamo l’idea di lasciare chissà quale segno artistico, lavoriamo con dignità per dare il nostro contributo alle persone che vengono a sentirci. Cerchiamo di essere ciò che la Musica e l’Arte ci chiama a essere e dare».

Ci raccontate un pregio e un difetto dell’altro?

Davide: «Eleonora ha tantissimi pregi, se devo dirne uno che a mio avviso possa in qualche modo racchiudere tutti gli altri è il suo dono rarissimo di essere una persona toccata dall’Arte, esseri che hanno questo dono sono davvero rari. Con tutta la bellezza che questo comporta in loro. Perle rare e preziosissime. Un difetto sicuramente la sua “drammaticità” nel vivere le situazioni: è una persona che vive tutto di pancia, ogni emozione, positiva o negativa, è vissuta a mille e alle volte questo è difficile da gestire».

Eleonora: «Ogni giorno scopro un motivo in più per cui amo mio marito, non ultimo la sua splendida capacità di essere padre. Nonostante questo credo che il suo più grande pregio sia la capacità di riuscire a vedere il mondo con gli occhi di un bambino: è perennemente curioso delle novità e nel suo sguardo c’è la meraviglia, la capacità di stupirsi del mondo. Il suo difetto peggiore? Più che la testardaggine, direi la riservatezza: alcune cose non sono date ad altri, per alcune cose solo lui ha il privilegio di sapere, le tiene per sé custodendole gelosamente e questo a volte ti fa sentire escluso. Ma è un difetto che ad ogni modo accetto e rispetto».

Progetti futuri?

Eleonora:  «Davide sta lavorando al suo prossimo disco e contemporaneamente stiamo costruendo insieme il nostro nuovo spettacolo teatrale e musicale ma per il momento non vogliamo svelare nulla… Ma vi terremo aggiornati!».

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