Siglato l’accordo Ue-Mercosur, Ursula von der Leyen: “Preferiamo il commercio equo ai dazi”

Dopo oltre 25 anni di negoziati, l’Ue e i Paesi del Mercosur hanno siglato uno storico accordo commerciale con Uruguay, Paraguay, Argentina e Brasile che apre ad un mercato di oltre 700 milioni di persone e che vale circa un quarto del Pil mondiale. Una vera e propria intesa globale con clausole politiche sui diritti umani, Stato di diritto, parità di genere, cooperazione contro il crimine organizzato e impegni vincolanti sull’ambiente e la lotta alla deforestazione. Ma l’accordo è anche un messaggio forte agli Usa che hanno sempre considerato l’America Latina un po’ come il proprio ‘giardino di casa’, come dimostrano anche le recenti vicende venezuelane.

Ne sono una conferma anche le parole della Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen: “Questo accordo invia un segnale forte al mondo. Riflette una scelta chiara e deliberata. Preferiamo il commercio equo ai dazi doganali, scegliamo un partenariato produttivo e di lungo periodo e, soprattutto, intendiamo offrire benefici reali e tangibili ai nostri popoli e alle nostre imprese”. “Stiamo creando la più grande zona di libero scambio al mondo, un mercato che vale quasi il 20% del Pil globale. Offriamo opportunità incalcolabili ai nostri 700 milioni di cittadini”, ha aggiunto la von der Leyen.

Il patto prima di diventare effettivo, dovrà essere ratificato anche a livello nazionale ed europeo. Per la Commissione porterà a una crescita dell’economia e dell’ export, con particolare beneficio “per le piccole e medie imprese e il settore agroalimentare di qualità”.

Cosa prevede dal punto di vista economico: una progressiva riduzione delle tariffe ad oggi molto elevate nei Paesi Mercosur: fino al 35% per il vino, al 28% per i formaggi e il 35% sulle automobili. La Commissione stima che l’accordo potrà sostenere circa mezzo milione di posti di lavoro nell’Ue legati alle esportazioni. Attualmente lo scambio commerciale tra Italia e Paesi Mercosur sostiene circa 3,4 milioni di posti di lavoro, pari a un occupato su sette. Gli scambi complessivi di beni e servizi raggiungono 16,4 miliardi di euro e l’accordo commerciale consentirà di eliminare i dazi sul 91% dei prodotti, aprendo un mercato finora fortemente protetto.

Quali i vantaggi per le imprese italiane. Saranno legati soprattutto alla progressiva abolizione delle tariffe in comparti strategici: dai macchinari e apparecchiature elettriche, oggi penalizzati da dazi elevati, ai settori chimico-farmaceutico e degli strumenti ottici e medicali, fino ad acciaio, prodotti metallici e materie plastiche, che vedranno la rimozione di imposte doganali attualmente significative. Questo ridurrà i costi di accesso e rafforzerà la competitività dell’export italiano nell’area Mercosur, in particolare per le Pmi, che rappresentano il 98% degli esportatori italiani.

In particolare per il settore agroalimentare, l’intesa prevede il riconoscimento e la tutela di 57 Indicazioni Geografiche italiane tra cui: Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Aceto Balsamico di Modena, Prosecco e Grappa. La protezione legale contro le imitazioni consentirà di rafforzarne il posizionamento sul mercato e di commercializzarli a prezzi ‘gold’, fino a due o tre volte superiori rispetto ai prodotti non certificati.

L’accordo ha però scatenato forti proteste tra gli agricoltori. I principali timori sono legati alla concorrenza dei prodotti sudamericani, in particolare zucchero, carne bovina, pollame e mais. In particolare si teme l’invasione di prodotti che non rispettano gli standard previsti nell’Ue. Secondo Confagricoltura l’accordo “nella sua forma attuale rischia di consolidare un’evidente asimmetria: mentre alle imprese agricole italiane ed europee viene richiesto il rispetto di standard elevatissimi, le stesse regole non sono attuate per le importazioni dai Paesi del Mercosur”. Alla luce di queste oggettive preoccupazioni, Copagri chiede di “vigilare sulle possibili perturbazioni di mercato derivanti dal patto con i paesi dell’America Latina”.