Bankitalia: 1 italiano su 4 a rischio povertà

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Un’Italia in chiaroscuro quella che emerge dai dati di Bankitalia secondo cui l’economia migliora ma aumentano anche gli squilibri. Nel nostro Paese, nel 2016, quasi una persona su 4 era a rischio povertà. Gli analisti rilevano un aumento del 3,5% del reddito medio equivalente delle famiglie nel 2016, che interrompe così la caduta, pressoché continua dal 2006, ma resta comunque inferiore di 11 punti percentuali rispetto a quello registrato dieci anni fa.

Inoltre il ritorno della crescita non beneficia tutti anzi, aumenta la disuguaglianza, “tornata in prossimità dei livelli prevalenti alla fine degli anni ’90”, e aumenta anche la quota di persone a rischio povertà: si arriva al 23%, un vero e proprio record.

Le maggiori difficoltà ci sono per le famiglie giovani, del Mezzogiorno o composte da stranieri. Negli ultimi dieci anni, ricorda la Banca d’Italia, il livello di disuguaglianza misurato dall’indice di Gini è aumentato di 1,5 punti percentuali.

Ma gli squilibri riguardano anche la ricchezza: calano infatti sia quella media che quella mediana. Nota positiva: si riduce però la quota di famiglie indebitate.

Sul fronte del reddito annuo familiare, questo risulta pari a 30.700 euro, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali. E’ in linea con la precedente indagine, mentre a crescere in modo più consistente per la prima volta dall’esplosione della crisi è il reddito medio equivalente. Cresce anche la quota di famiglie che dichiarano di essere riuscite a risparmiare, e al contempo diminuisce la quota di quelle che dichiarano di arrivare con fatica alla fine del mese.

Ma “la crescita del reddito equivalente reale non è stata uniforme tra gruppi socio-demografici”, sottolinea la Banca d’Italia: va meglio alle famiglie con lavoratori dipendenti e pensionati, continua a cadere il reddito degli autonomi.

Le disuguaglianze inoltre, si riscontrano anche nella ricchezza: quella media delle famiglie corrisponde a circa 206.000 euro, ma il valore mediano è di gran lunga inferiore, 126.000, per via della grande asimmetria nella distribuzione. Il 30% più povero delle famiglie detiene appena l’1% della ricchezza nazionale; tre quarti di queste famiglie sono anche a rischio povertà. Mentre il 30% delle famiglie più ricche detiene invece circa il 75% del patrimonio netto degli italiani, con una ricchezza netta media pari a 510.000 euro. Peraltro oltre il 40% di questa quota è detenuta dal 5% più ricco, che ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro.

Gli immobili di proprietà restano lo zoccolo duro della ricchezza degli italiani (è proprietario della casa in cui vive il 70% delle famiglie). Il loro valore in media è diminuito del 7% rispetto al 2014 e del 23% rispetto al 2006. Sale invece la quota delle famiglie che detengono attività finanziarie: anche qui, c’è un forte squilibrio nella distribuzione.

Infine non cambia la quota di italiani indebitati con un mutuo, mentre si riduce il debito al consumo, ma solo nelle famiglie con capofamiglia di oltre 45 anni. Nel 2016 è indebitato con un mutuo immobiliare il 28% delle famiglie, con una rata media di 7.300 euro che incide sul reddito per il 14%. L’11% delle famiglie indebitate è vulnerabili, deve pagare cioè una rata superiore al 30% del proprio reddito.

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