Istat: la crescita dell’Italia è lenta, fra inverno demografico e crisi del lavoro

L’Italia cresce, anche se con un passo lento. E’ il bilancio che fa l’Istat nel rapporto annuale 2026, che descrive l’intero panorama socio-economico del Paese, le sue reazioni agli urti esogeni e alle fragilità strutturali che lo caratterizzano.
Secondo l’Istituto di Statistica, nel corso del 2025 l’economia ha mostrato un’espansione solida ma disomogenea, trainata dagli Stati Uniti e dalle economie emergenti, a fronte di una dinamica più debole dell’Unione europea. In Italia l’attività economica rallenta rispetto al biennio precedente: il pil italiano nel 2025 si è attestato al +0,5 per cento sostenuto dalla domanda interna, per 1,5 punti percentuali, e dagli investimenti, aumentati del 3,5 per cento sulla spinta delle costruzioni (+1,7 punti percentuali) e degli impianti e macchinari (+1,2 punti percentuali), ma con un contributo della domanda estera negativo di 0,7 punti. Un dato, questo, superiore al +0,2 per cento della Germania ma “sensibilmente inferiore” al +,0,9 per cento della Francia e al +2,8 per cento della Spagna.
Anche il mercato del lavoro mostra luci e ombre. Nel 2025 l’occupazione ha segnato un +0,8%, manifestando però un progressivo rallentamento rispetto ai tassi di crescita del biennio precedente e restando ancora inferiore rispetto a Francia e Spagna. Il tasso di occupazione arriva quindi al 62,5%, quello di disoccupazione cala al 6,1%. Tuttavia, l’Istituto segnala anche come, a trainare questa crescita, siano gli over 50, che negli ultimi sei anni hanno visto crescere il proprio tasso di occupazione di oltre cinque punti percentuali, contro i 3,7 punti delle fascia 35-49 anni e i 2,2 punti degli under 35.
Non accennano a migliorare le prospettive di un imminente inverno demografico. Gli ultimi dati mostrano una popolazione residente in Italia che, al 1° gennaio 2026, conta 58,9 milioni di individui, con un tasso di crescita prossimo allo zero, seppure in miglioramento rispetto al biennio precedente, ovvero -0,5 per mille del 2024 e -0,4 per mille nel 2023.