Lavoro nero: 1,5 milioni gli italiani e lo Stato perde più di 20 miliardi

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Cala il lavoro nero in Italia. Secondo la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, i lavoratori ‘sconosciuti al fisco’ sul totale delle aziende attive, “nel 2017 sono 1 milione 538 mila”, cifra tendenzialmente in diminuzione, “negli ultimi due anni, di circa 200mila unità“. Tuttavia questo, si traduce in un mancato gettito allo Stato, a livello previdenziale e fiscale “stimato in 20 miliardi e 60 milioni di euro”.

Lo scorso anno “sono state 160.347” le aziende verificate dall’Ispettorato, e quelle che presentavano forme di irregolarità riguardanti almeno un occupato “sono state 103.498”, ossia “il 64,54%” del totale di quelle controllate.

Nel 2017, si legge ancora nello studio, l’Ispettorato del Lavoro ha raggiunto alcuni obiettivi, applicando le nuove, più pesanti sanzioni in materia di caporalato nel settore agricolo: si registrano, infatti, il deferimento di 94 persone all’Autorità Giudiziaria, delle quali 31 in stato di arresto, e l’individuazione di 387 lavoratori vittime di sfruttamento. Inoltre nel primo semestre di quest’anno, si segnala il deferimento di 60 persone all’Autorità Giudiziaria, delle quali una in stato di arresto e 47 in stato di libertà, e l’individuazione di 396 lavoratori coinvolti, mentre sono stati adottati 9 provvedimenti di sequestro.

Le cifre, si sottolinea nello studio, “riportano l’attenzione sull’importanza strategica di un’incisiva azione di contrasto al lavoro ‘nero’ che, non di rado, sfocia in fenomeni di caporalato diffuso, non solo in agricoltura”.

Aumentano però secondo la Cgia, le estorsioni che. in 10 anni, sono aumentate del 77,2% nel periodo che va dal 2006 al 2016. Se in termini assoluti nel 2006 c’erano state 5.400 segnalazioni alle forze dell’ordine, nel 2016 (ultimo anno in cui sono disponibili i dati) hanno raggiunto quota 9.568. Soglia, quest’ultima – secondo la Cgia -, comunque in diminuzione di 2,7 punti percentuali rispetto al risultato registrato nel 2015.

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