Al San Bortolo “samaritano” dona rene a un estraneo e rende possibili altri 5 trapianti

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Tutto è partito all’ospedale San Bortolo, dalla generosità estrema di un vicentino: un uomo di 56 anni che ha deciso di donare un rene ad un estraneo per quella che – in questi casi – viene definita una “donazione samaritana”. Un evento di per sé eccezionale – ad oggi è successo soltanto tre volte in Italia- che ha poi innestato una catena che ha coinvolto cinque coppie donatore\ricevente incompatibili tra loro, rendendo possibili sei trapianti di rene da vivente in tutta Italia svolti a Vicenza, Pisa, Palermo e Parma. Da qui l’ultimo rene prelevato – destinato a chiudere la catena – per essere impiantato in Veneto, proprio all’ospedale di Vicenza: quest’ultimo trapianto, purtroppo, non è andato a buon fine, ma anche per quest’ultima paziente si prevede un conclusione positiva, con la disponibilità a breve di un nuovo rene compatibile.

L’intervento di asportazione all’ospedale San Bortolo è avvenuto il 5 dicembre, con decorso del tutto regolare per il donatore vicentino, mentre l’ultimo trapianto, sempre a Vicenza, è avvenuto il 3 gennaio, con un periodo di pausa di oltre due settimane per la necessità di effettuare un trattamento immunologico ulteriore su uno dei pazienti riceventi.

La donazione samaritana a Vicenza ha innestato una catena di “cross over”, la procedura – regolata da uno specifico protocollo del Centro Nazionale Trapianti – che può essere applicata quando un paziente che necessita di trapianto di rene non è compatibile con i propri congiunti. In questi casi alla coppia – spesso si tratta del marito o della moglie, ma può possono essere coinvolti anche genitori, figli o altri familiari del paziente – può essere proposto di entrare in un circuito nazionale che coinvolge diverse coppie nella stesa situazione: l’obiettivo è appunto trovare delle compatibilità reciproche. Ma questo è solo il caso più semplice, perchè come è avvenuto in questo caso, spesso per aumentare le possibilità di trovare una compatibilità si creano vere e proprie catene della donazione, dove il congiunto di chi riceve l’organo donerà il rene al paziente di una terza coppia, il cui congiunto a sua volta farà altrettanto con il paziente della prima coppia o di un’altra coppia ancora, e così via cercando di incrociare quante più compatibilità possibili.

La generosità dei vicentini si conferma davvero grande, e non solo per il caso eccezionale della donazione samaritana: il 2016 ha visto infatti un incremento dei trapianti di rene: dai 33 trapianti del 2015 si è passati ai 36 del 2016, di cui ben 12 – più del 30 per cento – da donatore vivente. “Puntiamo molto sul trapianto da donatore vivente – sottolinea il dottor Stefano Chiaramonte, il nefrologo che guida l’equipe responsabile dei trapianti – perché per un soggetto idoneo la donazione non rappresenta in alcun modo un fattore di rischio, senza dimenticare gli aspetti etici e relazionali, perchè si creano davvero legami fortissimi tra donatore e ricevente. Abbiamo assistito a tante bellissime storie in questi anni, tra fratelli, ma anche tra mogli e mariti o anche tra suoceri e cognati”.

Del resto anche dal punto di vista degli specialisti il trapianto è un atto che non si esaurisce affatto con la prestazione strettamente chirurgica: “Con ogni paziente si crea un legame duraturo – continua Chiaramonte – perché arrivano al trapianto dopo essere stati per anni in cura in Nefrologia. Il trapianto è davvero solo la punta dell’iceberg, sotto la quale si cela un impegno costante che dura anni per il processo di diagnosi e terapia. E poi vi è l’attenzione a far sì che i pazienti arrivino al trapianto in condizioni di piena idoneità, dunque vengono seguiti con grande attenzione, e dopo l’intervento vi è un importante lavoro di follow-up, anche per monitorare i possibili effetti collaterali dei farmaci immunosopressori che vengono prescritti per scongiurare il pericolo di rigetto. Per tutte queste ragioni quella del trapianto è soprattutto un’attività multidisciplinare e di equipe, che vede lavorare insieme chirurghi, anestesisti, ma anche nefrologi, specialisti della radiologia, dell’anatomopatologia, del laboratorio analisi, del nuovo laboratorio regionale di riferimento per l’immunologia dei trapianti e altre figure ancora”.

Un altro risultato importante rigurda le donazioni di cornee, che lo scorso anno sono state 228 contro le 175 del 2015; e in questo ambito l’ospedale San Bortolo vanta un vero e proprio primato, essendo il primo ospedale in Italia per numero di donazioni in rapporto ai potenziali donatori. Volumi sostanzialmente stabili, infine, per le altre donazioni: nel 2016 quelle di organi sono state 8 (10 nel 2015) e 12 quelle multitessuto (13 l’anno precedente).

I risultati raggiunti rappresentano il risultato di diversi fattori virtuosi: “In primo luogo la generosità dei vicentini – sottolinea la dottoressa Simona Bellometti, direttore sanitario dell’Ulss 8 Berica – basti considerare che nella nostra provincia sono ben 60 mila gli iscritti all’Aido, più di quanti ce ne siano in intere regioni di altre zone d’Italia. Come ospedale, inoltre, siamo fortemente impegnati nel favorire la donazione mettendo in campo tutte le risorse professionali e organizzative possibili. La proposta stessa della donazione non viene lasciata all’improvvisazione o all’iniziativa dei singoli operatori, ma è affidata a personale sanitario specificatamente formato e specializzato in un compito che come si può facilmente capire è molto importante, ma anche delicatissimo. Non secondari sono poi gli aspetti più strettamente organizzativi, perché la donazione dal punto di vista delle procedure rappresenta insieme al trapianto l’evento può complesso che possiamo essere chiamati ad affrontare: la valutazione dell’idoneità, il contatto dei familiari e il loro consenso, la donazione vera e propria, la gestione integrata il Coordinamento Regionale per i Trapianti e con quello Nazionale, tutto deve essere perfettamente coordinato e avvenire senza intoppi in tempi molto rapidi. E naturalmente non ci può essere preavviso, dunque è indispensabile anche una grande flessibilità interna”.

E proprio la tempistica rappresenta un ulteriore elemento di complessità anche per l’equipe chirurgica: “L’attività di trapianto – spiega il dottor Oscar Banzato, dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia dell’Ospedale S. Bortolo – rappresenta un importante impegno per le equipe delle sale operatorie, anche fisico – per la complessità degli itnerventi – e organizzativo, perchè esula dalle attività ordinarie e allo stesso tempo richiede una disponibilità continua, con preavviso spesso davvero minimo”.

Un impegno coordinato che ha portato nello scorso anno ai risultati di assoluto rilievo del Sistema Regionale per i Trapianti, come sottolinea anche il dottor Giuseppe Feltrin, responsabile del Coordinamento Regionale per i Trapianti – struttura regionale operativa per la gestione delle attività trapiantologiche, potenziata proprio nel 2016 grazie ad una importante revisione organizzativa – : “Il San Bortolo è un centro con una tradizione storica di donazione molto importante e questa cultura della donazione è ampiamente diffusa anche nel territorio vicentino. Merito, questo, anche della buona interazione degli operatori con tutte le associazioni di volontariato. In alcuni ambiti inoltre l’ospedale di Vicenza rappresenta una vera e propria eccellenza, penso alla donazione di tessuti, in particolare delle cornee, ma anche ai trapianti di reni, collegata ad un reparto di Nefrologia molto avanzato sul piano scientifico”.