Mario Vielmo, “scalo gli ottomila per ritrovare me stesso”

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Il suo racconto mescola montagna e umanità, riflessioni sulla vita e informazioni tecniche su cosa significhi scalare gli Ottomila. Sentirsi piccolo di fronte all’immensità della natura facendo cose grandi. Mario Vielmo è tutto questo.

Passato recentemente per Lugo di Vicenza a Villa Godi Malinverni grazie alla onlus Vinus per una serata benefica, l’alpinista di Lonigo ha raccontato il suo decimo ottomila, l’Annapurna, montagna particolarmente difficile e pericolosa (che per questo non può mancare nelle vette raggiunte dai più grandi scalatori). Vielmo ne ha raggiunto la vetta il 1° maggio scorso (video-intervista). Vielmo era partito con Sebastiano Valentini, di Canazei, che però ha dovuto abbandonare l’impresa in una delle salite di acclimatamento a causa di un principio di congelamento a sette dita delle mani. I due erano al campo 3 e sotto una bufera se la sono vista brutta. Giunti a campo base, Valentini è stato trasportato in elicottero a Kathmandu e Mario Vielmo, senza il suo compagno, ha proseguito la spedizione aggregandosi a una spedizione internazionale.

Mario Vielmo si trovava sull’Himalaya anche il 25 aprile 2015, quando il Nepal è stato colpito da un terribile terremoto di 7.8 gradi della scala Richeter: più di 8.000 i morti e gravissimi danni in Nepal, oltre a danni minori nelle zone himalayane di India, Cina, Bangladesh e Pakistan. E’ stato l’evento sismico più violento che abbia colpito quest’area dopo il 1934. L’alpinista vicentino si trovava al Campo base dell’Everest con una spedizione di cui facevano parte anche altri italiani e vicentini e con loro si è salvato solo grazie al fatto di essersi accampato dietro una collinetta che ha salvato la comitiva dalla valanga – seguita al terremoto – che ha colpito il campo base provocando venti morti.  Oggi Vielmo è impegnato nella ricostruzione di una scuola in favore dei bambini di un villaggio himalayano.

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