#Vicenzaore8 – Il sonno, una illusione

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Inizia a collaborare con L’Eco Erika Bacchiega.

Classe 1975, grafica freelance, mamma di un rompiscatole quasi seienne e moglie di un orso filosofo travestito da tecnico informatico, ho un amore viscerale per le cose belle, semplici, vere: che siano luoghi, cibi o persone, ricerco sempre la genuinità. #vicenzaore8 sono foto/pensieri/avvenimenti che cattura nel tragitto a piedi mentre accompagna suo figlio a scuola.

 

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Illusioni.

Dopo quindici giorni in cui Lorenzo miracolosamente si è svegliato sempre tra le 7 e le 7.30; dopo che mi ero illusa di vedere la luce alla fine di un tunnel lungo 4 anni e mezzo di risvegli all’alba (senza contare quelli notturni); dopo che la speranza si era fatta strada dentro la mia mente e il mio corpo, concedendomi il lusso di dormire sei-sette ore di fila e svegliarmi in pace con il mondo e con Dio e con mio figlio, soprattutto; dopo aver solo pensato (non osavo ancora dirlo) “ok, è finita! Finalmente dorme come un essere umano!”.


Sono tre notti che si sveglia puntuale alle 5.33 e dolcemente urla un Mammaaaaaa in grado di svegliare tutte le mamme del condominio.

Mi alzo, gli sistemo le coperte, bofonchio qualcosa tipo “dormi che è presto”.
Torno a letto, con la speranza che urla nel cuore cose come “Si riaddormenterà, vedrai!!! Ricordi, è successo anche il 2 giugno 2014 e il 6 settembre 2015! Può risuccedere anche oggi!”

Tempo 15-20 minuti mi richiama.
Mi rialzo, con il tono sempre meno materno gli chiedo “Cosa c’è?” e lui adduce scuse tipo:
Scusa 1 (urgenza urgentissima urgentissimamente) “Mi è caduto Tino.”
Scusa 2 (vena polemica) “Ma io… volevo dirti… che l’altro giorno mi hai detto che non era lunedì invece era lunedì…”
Scusa 3 (paraculo) “Ehm… io… volevo darti un abbraccio…”
Scusa 4 (nonsocosadire) “… Mi accendi il vaporizzatore? Non respiro bene…”

Ad ogni modo, faccio quello che mi chiede e torno a letto.
TANTO ORMAI SO.
Lo so.
So che, nell’istante in cui riuscirò a riaddormentarmi, lui mi richiamerà. “Mamma… mammaaaaaaaaaaaa”

(Sbuffo di marito che smette di russare per cinque secondi, infastidito dal trambusto.)

Mi alzo. Sopprimo tutti gli istinti primordiali a difesa del mio sonno, che mi suggeriscono nella mente immagini truculente e azioni risolutive con eliminazione del problema alla radice. Con l’occhio che mi balla cerco di pronunciare in modo satanico un “Lorenzo, adesso BASTA. Dormi. E’ notte!”
Lui risponde cose tipo “Ma io sono stanco di stare quiii…”

Torno a letto e sono le 6.08.
Da lì alle 7, ogni quarto d’ora, la scena si replica.
Uccidetemi, almeno dormo un po’ di più.

Non solo: visto che non fa più il riposino a scuola, arriva alle 8 di sera DEVASTATO. NEVROTICO. INSOPPORTABILE. Tipo che gli metto il dentifricio sullo spazzolino e lui scoppia a piangere urlando: “Ma-a-a-a me l’hai me-e-s-s-ooooo ma-leeeeeeeee!” e via così.

Detto questo, ti amo bambino mio.
Non puoi immaginare quanto.
Ecco perché sei ancora tutto intero.

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