Morte Navalny, il dissidente russo forse ucciso da un pugno mortale al petto

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Alexey Navalny sarebbe morto per un pugno al cuore. A chiarire i contorni della vicenda – riportata dal Times – sarebbe stato l’attivista Vladimir Osechkin, fondatore del gruppo per i diritti umani Gulagu.net, che avrebbe svelato i dettagli del decesso del dissidente russo citando come fonte un lavoratore della colonia penale artica dove era imprigionato Navalny.

A far luce ancora di più sulla questione sarebbero i dettagli riportati: secondo Osechkin, la tecnica adoperata per uccidere l’oppositore sarebbe quella del “pugno unico”, utilizzata dagli agenti delle forze speciali dell’ex Kgb.

Per ora niente di ufficiale, ma quanto emerge non sembra poi tanto distante dalla realtà. E ad avvalorare l’ipotesi del “pugno mortale”, esisterebbe il fatto che Navalny sarebbe stato esposto a condizioni di congelamento in uno spazio all’aperto che può raggiungere i -27 gradi per oltre due ore e mezzo, più del tempo in cui vengono di solito tenuti fuori i detenuti.

Intanto il tribunale della città di Salechard ha ricevuto una denuncia da parte di Lyudmila Navalnaya, madre di Alexei Navalny, nei confronti del Comitato investigativo della Federazione Russa per la mancata riconsegna del corpo di suo figlio. Il direttore della Fondazione anti-corruzione fondata da Navalny, Ivan Zhdanov, ha riferito che Lyudmila ha intentato una causa contro l’inazione del comitato investigativo nel rilasciare la salma dell’oppositore.

L’Italia resta alla finestra in attesa di conoscere la verità. “Vogliamo sapere cosa sta accadendo sulla vicenda Navalny, vogliamo capire cosa è successo, se ci sono responsabilità e quando sarà restituito il corpo alla famiglia” ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha chiarito anche la convocazione dell’ambasciatore russo da parte della Farnesina: “Ascolteremo il diplomatico di Mosca, come stanno facendo in tutta Europa, per dare anche un segnale, non si può soffocare la libertà e la democrazia”.