Rubio: “La guerra si concluderà entro poche settimane”. Usa e Iran si vedranno in Pakistan

Alla vigilia del primo mese della guerra nel Golfo gli attacchi contro l’Iran si alzano di intensità. Un raid israelo-americano ha colpito, ad Ardakan, un impianto per la lavorazione dell’uranio che però – assicura l’Organizzazione iraniana per l’energia atomica – non ha provocato la fuoriuscita di materiale radioattivo. Colpito anche il reattore ad acqua pesante di Arak nell’Iran centrale. Il bilancio dei morti nel Paese dall’inizio del conflitto sfiora le 2mila persone. Il ministro della Difesa israeliano, Katz, ha confermato questo venerdì l’intenzione di non allentare la pressione militare, come dimostra anche l’altro fronte in Libano.
Il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha denunciato all’ONU il bombardamento della scuola elementare Shajareh Tayyebeh a Minab, definendolo un «crimine di guerra deliberato» con «intento di genocidio». Intervenendo in video al Consiglio per i Diritti Umani (UNHRC), il rappresentante di Teheran rigetta la tesi dell’errore tattico da parte degli Stati Uniti.
La diplomazia sembra affidata in queste ore al Pakistan. Il ministro degli Esteri, Ishaq Dar, ha confermato che Islamabad sta svolgendo un ruolo attivo nel trasmettere messaggi tra funzionari statunitensi e iraniani. “Si vedranno presto in Pakistan” ha confermato in mattinata il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, in una intervista a margine del G7 dei ministri degli Esteri in corso in Francia che vede anche la partecipazione del Segretario di Stato americano Marco Rubio.
Proprio Rubio, parlando con i giornalisti dopo il vertice, ha assicurato: “La guerra si concluderà entro poche settimane, non mesi. Siamo in linea o addirittura in anticipo rispetto alla tabella di marcia di quell’operazione”. In merito alla proposta in 15 punti avanzata dagli Usa per avviare negoziati volti a porre fine alla guerra, ha aggiunto: “Non abbiamo ancora ricevuto una risposta da Teheran”. La Casa Bianca rimane in attesa anche di chiarimenti su chi siederà dall’altra parte del tavolo delle trattative con l’Iran, dopo che i raid statunitensi e israeliani hanno ucciso molti leader di Teheran. Le risposte, ha spiegato, potrebbero arrivare “da un momento all’altro”, indicando oggi o domani come possibili date.
Da Hormuz non si passa. Ad affermarlo sono i Guardiani della Rivoluzione, che hanno comunicato la volontà di proseguire nel blocco al passaggio di navi nel braccio di mare che dà accesso al Golfo Persico, snodo fondamentale per il commercio di petrolio. Secondo media iraniani, stamattina tre navi container di diverse nazionalità che volevano attraversare lo Stretto sono state respinte dai pasdaran. Al momento oltre 3000 navi sono bloccate in attesa di poter passare da Hormuz.
Intanto gli Stati Uniti sono alle prese con una nuova e grave crisi di cybersicurezza che coinvolge direttamente i vertici istituzionali. Il gruppo di hacktivisti Handala Hack, ritenuto vicino al Ministero dell’Intelligence iraniano (MOIS), avrebbe compromesso l’account Gmail personale dell’attuale direttore dell’FBI, Kash Patel, diffondendo le sue foto personali.
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