Settima notte di raid Usa contro l’Iran. Teheran colpisce i Paesi del Golfo

Resta altissima la tensione in Medio Oriente dopo la settima notte consecutiva di raid Usa sull’Iran. “Operazioni – spiega il comando centrale statunitense – volte a indebolire le capacità di Teheran”. La Repubblica islamica denuncia raid su aeroporti, ponti e infrastrutture elettriche, con almeno otto morti e 20 feriti. Colpito anche l’impianto di dissalazione Bonj di Jask e di conseguenza 20 villaggi, per un totale di 10.000 abitanti, sono rimasti senz’acqua. L’Iran rivendica attacchi contro basi e asset militari statunitensi in Kuwait, Qatar, Bahrein, Giordania e Oman. I Pasdaran avvertono: “Chi ospita truppe Usa sia pronto a difendersi”. E’ l’escalation più grave dalla fine della tregua di giugno.

Prosegue la tensione nello Stretto di Hormuz. Secondo l’agenzia Tasnim due petroliere hanno preso fuoco in seguito a esplosioni avvenute mentre tentavano di attraversare un campo minato nella parte meridionale dello Stretto di Hormuz. Ma il Centcom smentisce su X: “La notizia e’ falsa”.  La Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane avrebbe affermato che lo stretto è “estremamente pericoloso e completamente chiuso” a causa delle aggressioni statunitensi.

Donald Trump si prepara ad un nuovo ampliamento delle operazioni militari. Secondo Axios, il leader della Casa Bianca avrebbe informato Israele dell’invio di ulteriori aerei cisterna. Una mossa strategica che punta a potenziare le capacità di rifornimento in volo dei caccia e delinea una chiara preparazione logistica in vista di una potenziale e massiccia espansione delle operazioni militari nell’intera regione.