Venezuela, Maduro oggi in tribunale. Trump ora mira alla Groenlandia

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Nel suo primo messaggio da presidente ad interim del Venezuela dopo la cattura di Maduro, Delcy Rodriguez si è rivolta al presidente Usa Trump, invitandolo a “lavorare insieme” per un rapporto rispettoso tra i due Paesi, caratterizzato da “pace e dialogo”. Oggi Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores compariranno per la prima volta in tribunale a New York: devono rispondere delle accuse di narco-terrorismo, traffico internazionale di cocaina e uso di armi da guerra. Rodríguez ha annunciato misure urgenti per affrontare la crisi nel suo Paese, tra cui anche l’istituzione di una commissione di alto livello incaricata di garantire il rilascio di Maduro e di sua moglie.

E’ salito ad almeno 80 morti il bilancio dell’operazione militare statunitense condotta sabato in Venezuela. Il ministro della Difesa venezuelano aveva dichiarato che gran parte del servizio di sicurezza del presidente venezuelano Nicolas Maduro è stata uccisa durante l’operazione, senza fornire informazioni più precise. Nel frattempo, il governo cubano ha confermato che anche 32 ufficiali cubani sono stati uccisi in Venezuela nel fine settimana durante l’operazione statunitense. Parlando ai giornalisti a bordo dell’aereo presidenziale Air Force One, Trump ha confermato: “Sono stati uccisi molti cubani. Dall’altra parte ci sono stati molti morti. Dalla nostra parte, nessuna”.

Il Consiglio federale elvetico ha deciso di bloccare con effetto immediato i beni in Svizzera dell’ex presidente venezuelano Nicolas Maduro e di altre persone a lui legate. L’Esecutivo intende in questo modo impedire il deflusso di valori patrimoniali, si legge in una nota, nella quale si precisa che la misura – valida per i prossimi quattro anni – non si applica ai membri dell’attuale governo venezuelano.

Donald Trump non perde tempo e volta pagina, avvertendo: “Siamo noi ad avere il controllo del Venezuela” poi minaccia anche Colombia, Cuba, Messico e Iran e insiste sulla Groenlandia: “Gli Stati uniti ne hanno assolutamente bisogno per motivi di difesa – dice il tycoon – è circondata da navi russe e cinesi”. Immediata e durissima la reazione da parte del governo di Copenaghen e dell’amministrazione locale: “Adesso basta. Basta pressioni. Basta insinuazioni. Basta fantasie di annessione” – dice il premier della Groenlandia, Jens Frederik Nielsen – “Il nostro Paese non è un oggetto nella retorica delle grandi potenze. Siamo un popolo. Un Paese. Una democrazia. Questo deve essere rispettato. Siamo pienamente consapevoli della posizione strategica del nostro Paese. Siamo anche consapevoli che la nostra sicurezza dipende da buoni amici e alleanze forti. Ma le alleanze si basano sulla fiducia e la fiducia richiede rispetto. Minacce, pressioni e discorsi di annessione non hanno posto tra amici”. Il premier ha poi fatto un passo verso Washington: “Siamo aperti al dialogo. Ma deve avvenire attraverso i canali appropriati e nel rispetto del diritto internazionale. E i canali appropriati non sono post casuali e irrispettosi sui social media”.