A 100 anni dalla fine della Grande Guerra, l’omaggio di Mattarella

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Il 4 novembre di 100 anni entrava in vigore l’armistizio di Villa Giusti: la resa dell’Impero austroungarico e la vittoria quindi dell’Italia nella Prima guerra mondiale. Il presidente della repubblica Mattarella presenzierà alle cerimonie all’Altare della patria a Roma, al sacrario dei Caduti d’oltremare di Bari, a quello di Redipuglia e a Trieste.

“Nessuno Stato, da solo, può affrontare la nuova dimensione sempre più globale. Ne uscirebbe emarginato e perdente. Soprattutto i giovani lo hanno compreso” così il capo dello Stato che aggiunge: “Oggi possiamo dirlo con ancora maggior forza: l’amor di Patria non coincide con l’estremismo nazionalista”.

“Le democrazie hanno bisogno di un ordine internazionale che assicuri cooperazione e pace – ricorda Mattarella al Corriere della Sera – altrimenti la forza dei loro stessi presupposti etici, a partire dall’inviolabilità dei diritti umani, rischia di diventare fragile di fronte all’esaltazione del potere statuale sulla persona e sulle comunità”.

“Il 4 novembre 1918 – dice il presidente – è il giorno della piena conquista dell’Unita’ d’Italia, con Trento e Trieste, al prezzo di centinaia di migliaia di morti e di sofferenze immani”. Poi, “il fascismo fece propria e diffuse l’idea della guerra ‘generatrice’ della Patria, attraverso il sangue degli italiani”. E “l’esasperazione del nazionalismo fu posta alla base di una supremazia dello Stato sul cittadino, di una chiusura autarchica”, ma “oggi possiamo dirlo con ancora maggior forza: l’amor di Patria non coincide con l’estremismo nazionalista”.

Mattarella dice di non temere ora “la ricomparsa degli stessi spettri del passato, pur guardando con preoccupazione a pulsioni di egoismi e supremazie di interessi”. E poi spiega: “l’Europa si è consolidata nella coscienza degli europei, molto più di quanto non dicano le polemiche legate alle necessarie, faticose decisioni comuni nell’ambito degli organismi dell’Unione Europea”.

“A volte – prosegue il presidente della Repubblica – questa interdipendenza appare a taluno come un vincolo”, “di fronte a una crisi, a un’insufficiente capacità di governo dei processi globali, si cerca nel focolare domestico la protezione dagli effetti dell’interdipendenza. Ma nessuno Stato, da solo, può affrontare la nuova dimensione sempre più globale. Ne uscirebbe emarginato e perdente. Soprattutto i giovani lo hanno compreso. Sono cresciute giovani generazioni che si sentono italiane ed europee”.

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