Dl sicurezza, il governo porrà la fiducia: al via discussione in Aula al Senato

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Il governo porrà la questione di fiducia al decreto sicurezza e immigrazione, cavallo di battaglia del vicepremier Matteo Salvini e contestato da alcuni parlamentari del Movimento Cinque Stelle. E’ quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi sia del M5S che della Lega. Il decreto, che prevede sostanzialmente una stretta sul fronte immigrazione e sul fronte sicurezza, scade il 3 dicembre ed è approdato oggi in aula al Senato, dove è iniziata la discussione generale con l’intervento del relatore leghista Stefano Borghesi.

Tra i nodi da superare la contrarietà di almeno quattro “dissidenti” 5 stelle che nei giorni scorsi avevano annunciato la loro contrarietà al decreto manifestando malessere per come il testo sarebbe approvato a Palazzo Madama. Tra questi, il senatore Gregorio De Falco che si era augurato non venisse posta la fiducia e aveva annunciato l’intenzione di votare alcuni emendamenti di Pd, Leu e Forza Italia: “Se metteranno la fiducia, vedremo – aveva aggiunto non escludendo un voto in dissenso – Io confido molto nelle parole di Di Maio che ha detto che alcune correzioni al dl Sicurezza potranno essere decise in Aula”.

“Emendamenti De Falco? Si assumerà le sue responsabilità. Se non si ritrova, sono certo che si dimetterà e tornerà a fare il suo lavoro” ha affermato questa mattina a Circo Massimo su Radio Capital il sottosegretario alla presidenza del Consiglio  Buffagni. “Non è questione di cacciare o meno” – ha specificato affrontando ancora il tema dei dissidenti – “Se pensi che c’è un provvedimento con delle criticità ne discuti internamente, nella maggioranza, non è che presenti 80 emendamenti come se fossi all’opposizione, perché questo mette in difficoltà tutti. Quello che sta facendo la Lega con il ddl anticorruzione è esattamente lo stesso giochino”. A questo proposito il sottosegretario ha confermato la linea del ministro della Giustizia Alfondo Bonafede, che ha assicurato che i 5Stelle non faranno marcia indietro sulla riforma della prescrizione. Certo, ha aggiunto, “il Parlamento è fatto apposta per confrontarsi, dibattere. A maggior ragione con gli alleati di governo bisogna discutere”.

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