Arresti domiciliari come “optional”. Finiscono in carcere una donna e un giovane

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Sullo sfondo la struttura di accoglienza di Schio e nei riquadri i due accusati di evasione dagli arresti domiciliari

Probabilmente interpretavano le misure di custodia in una struttura terapeutica in senso “largo”, concedendosi ampia discrezionalità e libertà di uscita dai confini imposti dagli arresti domiciliari. Le violazioni, però, non sono sfuggite ai carabinieri della stazione di Schio che, dopo aver segnalato la cattiva condotta alla magistratura, hanno ottenuto il nullaosta all’intervento. Rintracciati una donna italiana di 31 anni e un giovane nordafricano di 21, accompagnati nelle rispettive carceri.

I due soggetti erano ospitati presso la casa terapeutica “La Soglia” di Schio, struttura a scopo di rieducazione sociale posta nel centro cittadino in via don Faccin. Si tratta di Emanuela Rosa Santa Nicotra (nata nel 1987) e di Walis Essaidi, di dieci anni più giovane, assegnati in regime di detenzione al centro di riabilitazione. Reati contro il patrimonio nel curriculum della donna, illeciti commessi nell’ambito dello spaccio di droga per il giovane. Entrambi si sono resi irreperibili in più occasioni negli ultimi mesi, senza il permesso del giudici nè dei gestori della comunità.

Le loro nuove case, sicuramente meno accoglienti e non dotata di giardini e spazi ricreativi, saranno fino a nuovo ordine le celle delle case circondariali di Montorio Veronese e di S. Pio X a Vicenza.

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