Gianni Alemanno ha scontato la sua pena e ha lasciato il carcere di Rebibbia

L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno ha lasciato il carcere di Rebibbia dopo quasi 18 mesi di detenzione. A dare l’annuncio era stato lo stesso ex primo cittadino sui social. “Esco da innocente”. Le sue prime parole da uomo libero. E ancora: “È stata un’esperienza che “non doveva mai cominciare, perché sono innocente, perché il reato per cui sono stato condannato (traffico d’influenze per abuso d’ufficio) è stato abolito. Ma così è la giustizia italiana, soprattutto per chi prova a navigare controcorrente”.

L’ex sindaco di Roma era detenuto nel penitenziario dalla sera del 31 dicembre del 2024. Ha scontato la pena di un anno, 5 mesi e 24 giorni per il reato di traffico d’influenze illecite e abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”. Dopo la condanna, ad Alemanno, difeso dall’avvocato Edoardo Albertario, è stato concesso di scontare la pena ai servizi sociali con l’affidamento in prova all’associazione So.Spe (Solidarietà e Speranza) ma, a seguito di alcune violazioni, il 31 dicembre 2024 è stato portato in carcere.

L’ex primo cittadino ha poi spiegato: “Uscendo dal carcere mi sembra quasi di disertare una trincea, di lasciare tanti compagni di detenzione e tanti lavoratori del sistema carcerario nelle loro lotte e nelle loro sofferenze”. Poi si è chiesto se riuscirà a parlare con il ministro Nordio, “a spiegargli – ha detto – che neppure l’ultimo provvedimento in itinere alla Camere (quello che aumenta i benefici per i detenuti tossicodipendenti) sarà sufficiente a cambiare la situazione delle nostre carceri?”.

Alemanno ha poi precisato che “non c’è nessuna contraddizione tra la difesa intransigente della sicurezza dei cittadini e la necessità di costruire un sistema penitenziario che rispetti la dignità delle persone e promuova la loro capacità di riabilitarsi” e “senza un carcere di questo tipo è assolutamente impossibile difendere il cittadino contro l’aumento della criminalità”. Poi ha concluso: “Un pezzo del mio cuore rimane tra qui a Rebibbia, tra le mura di carceri senza giustizia, nelle celle dove si muore di caldo”.