Fissavano incontri al buio e aggredivano le vittime: arrestati due giovani di 19 e 21 anni

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In ben tre occasioni avevano seguito lo stesso modus operandi. Si mettevano in contatto con le vittime (uomini di età compresa tra i 40 e i 64 anni) tramite un’app di incontri, e organizzavano appuntamenti al buio. I malcapitati, giunti presso il luogo concordato, venivano aggrediti da più individui mascherati, per venire quindi rapinati. In un caso, la vittima è stata addirittura sequestrata. È a seguito di tali episodi che i carabinieri di Schio hanno arrestato e condotto in carcere due giovani italiani di 19 e 21 anni residenti nella città laniera, oltre ad indagare a piede libero un terzo soggetto per uno solo dei misfatti.

Le indagini dei militari, coordinate dalla Procura di Vicenza, hanno consentito di accertare la responsabilità dei due arrestati in merito agli episodi contestati, risalenti allo scorso autunno. La prima aggressione si è verificata nella notte tra il 16 e il 17 settembre, vittima un 43enne rapinato di portafoglio e cellulare. La refurtiva era stata rinvenuta subito dopo dai carabinieri in via Romana Rompato, mentre il 43enne aveva riportato lesioni guaribili in 5 giorni di prognosi. Nella notte tra il 3 e il 4 novembre, invece, un 40enne era stato costretto a salire sui sedili posteriori della sua stessa auto ed immobilizzato, per venire poi costretto a prelevare denaro da un Atm del centro storico scledense. Non molto più tardi, nella notte tra il 4 e il 5 novembre, un 64enne veronese, minacciato di morte e picchiato fino a perdere i sensi per il rifiuto opposto alla consegna del denaro, era stato rapinato del contante, delle tessere bancomat e di documenti identificativi, oltre a riportare lesioni guaribili in 7 giorni di prognosi.

I militari di Schio sono risaliti agli autori delle rapine grazie all’analisi incrociata delle
immagini degli apparati di videosorveglianza cittadini e degli istituti di credito, unitamente ad una capillare attività di controllo del territorio. Nel mese di dicembre, sulla scorta dei primi risultati investigativi, la Procura berica aveva disposto perquisizioni domiciliari. È in tale circostanza che i carabinieri hanno sequestrato i telefoni degli indagati e gli indumenti utilizzati durante le rapine. Nei telefoni sono stati scoperti i messaggi con i quali i malviventi pianificavano nel dettaglio le aggressioni in tempo reale, segnalando l’arrivo imminente delle vittime.
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