Marigo si salva, le minoranze litigano: caos tra accuse di “salvataggio rosso” e giochi di palazzo

Se Atene piange, Sparte non ride. La settimana che si chiude a Schio lascia dietro di sé l’eco di una crisi politica che, per qualche ora, è sembrata sul punto di travolgere definitivamente la giunta guidata dalla sindaca Cristina Marigo. Una tensione accumulata nei mesi, cresciuta tra dimissioni eccellenti, equilibri instabili e un’opposizione che, pur divisa, aveva trovato in più occasioni un terreno comune contro l’esecutivo civico. Ma proprio quando la convergenza sembrava poter produrre un esito concreto, tutto si è sfilacciato. E il “quasi ribaltone” è rimasto un colpo in canna.

Lunedì sera, infatti, la minoranza avrebbe avuto i numeri per aprire formalmente una crisi e determinare la fine anticipata della giunta Marigo. Le dimissioni contestuali di tutti i consiglieri di opposizione, sommate alle due già presentate e non ancora surrogate, avrebbero fatto decadere l’intero consiglio comunale. Ma la richiesta, avanzata da una parte dell’opposizione, non è stata accolta: “Le dimissioni contestuali non sono un gesto simbolico, ma un atto politico che richiede condizioni chiare e una prospettiva definita. Noi non abbiamo mai avuto timore di restituire la parola ai cittadini – spiega il capogruppo di Fratelli d’Italia, Alex Cioni – perché quando una maggioranza perde coesione e numeri il tema si pone. Una decisione di questo peso, però, deve essere condivisa e fondata su un percorso politico chiaro”. Parole che col passare delle ore si sono fatte via via più taglienti: “Il richiamo al senso di responsabilità,  è apparso sin da subito più come una scelta di convenienza politica, un modo per gettare fumo negli occhi ai cittadini. Lo dico senza polemica ma registrando un dato poi evidente dalla seduta di ieri sera: in Consiglio si è materializzata, nei fatti, una sorta di “campo largo” in salsa scledense”.

A replicare è stato il Partito Democratico, con il capogruppo Giovanni Battistella, che ha voluto chiarire la posizione del centrosinistra dopo le accuse di aver salvato la sindaca: “Le dimissioni di massa avrebbero certamente fatto decadere la giunta, ma avrebbero portato la città nel caos. Se come minoranze abbiamo chiesto rigore amministrativo per l’elezione del presidente del consiglio, come potevamo lo stesso giorno compiere un golpe”? Un Partito Democratico che rivendica una scelta di responsabilità, sottolineando come la maggioranza — pur indebolita — abbia dimostrato di avere ancora i numeri per proseguire. E rilancia, puntando il dito contro chi, fino a poche settimane fa, sedeva tra i banchi della maggioranza: “Chi ci accusa oggi è il vero responsabile di questo caos. Le dimissioni dell’ex sindaco Orsi e delle sue consigliere, unite al tentativo di golpe, fanno pensare a un teatrino organizzato ad hoc. Sappiamo dei movimenti nella destra provinciale per avvicinare Orsi a Fratelli d’Italia. Per questi giochi di potere abbiamo detto no alle dimissioni in massa”.

M al di là delle schermaglie, un elemento appare condiviso: Schio resta in una fase di evidente fragilità amministrativa e non solo tra le fila della maggioranza.  Se le surroghe dei consiglieri dimissionari basteranno a ricomporre un quadro politico che, numeri alla mano, continua a mostrare crepe profonde, sarà materia delle prossime ore. Mentre Cioni parla di una maggioranza “senza sostanza e senza direzione e il centrosinistra ribatte che “il giudizio politico sulla giunta non cambia” e promette un’opposizione vigile, pronta a costruire un’alternativa “strutturata e credibile”. La sindaca Marigo ringrazia i responsabili e, per ora, resta al suo posto, intimamente intenzionata a voltare pagina. Ma la settimana ormai pronta a finire, ha mostrato quanto sia sottile il margine di stabilità su cui poggia tutta la politica scledense e quanto complesso sia carpirne il disegno tra voci e “non detti”, forieri di nuovi disegni per la città.

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