Mancano gli alloggi: nell’Alto Vicentino si risponde con il progetto “Cuce”

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Ha coinvolto sia partner pubblici che privati. È stato finanziato da Cariverona con un contributo di circa 150 mila euro. Infine, dopo un anno e mezzo, è giunto a conclusione alla fine di marzo (ma l’auspicio è che tale esperienza possa rinnovarsi). Sono le caratteristiche di Cuce” (acronimo di “Comunità Unite Contro l’Esclusione”), il progetto che, nell’Alto Vicentino, prova a dare risposta ad un problema sempre più pressante: quello della mancanza di alloggi. Francesca Doppio, assessora alla Cultura, alla Pace e all’Accoglienza del Comune di Santorso, e Giovanni Spillere, dell’associazione “Il Mondo nella Città”, ne hanno parlato con Mariagrazia Bonollo e Gianni Manuel ai microfoni di Radio Eco Vicentino.

“La questione casa investe tante fasce della popolazione – spiega Spillere durante la trasmissione “L’Eco dei Comuni” -. In particolare, le persone che hanno meno stabilità, quindi prive dei requisiti richiesti dal mercato a coloro che cercano casa”. Quello abitativo, continua, è un bisogno diffuso, che “anche nella nostra area, come nel resto d’Italia, in questi ultimi anni è aumentato sempre di più”. Gli stabili messi a disposizione, tuttavia, sono pochi e molto costosi. Inoltre, accedere ad un mutuo diventa sempre più complicato.

Da qui, prosegue Spillere, la volontà di individuare “alternative che non solo risolvano l’emergenza abitativa, ma che forniscano anche un percorso di supporto e consapevolezza rispetto alla ricerca di un’abitazione”. Un’attività condotta passando in rassegna le sperimentazioni già avviate sul territorio nazionale e che stanno dando buoni risultati. Si è ricercato a tutto campo, sia nel pubblico che sul mercato privato, allo scopo di identificare, ad esempio, “possibilità di convivenza con altre famiglie, come anche quella di realizzare spazi nuovi pensati appositamente per una residenzialità transitoria”.

Il frutto di tutto questo lavoro è appunto il progetto Cuce, ed è Francesca Doppio ad illustrare i caratteri che esso assumerà nel contesto di Santorso: “Una forma di cohousing, di abitare condiviso, presso la foresteria di Villa Miari. Quest’ultima continuerà ad offrire ospitalità alle persone che hanno bisogno di soggiornarvi temporaneamente in relazione ai servizi che l’istituzione offre. Contemporaneamente, però, alcuni spazi saranno destinati alle persone di cui parlava Giovanni Spillere. Sicuramente è una soluzione temporanea: queste persone, infatti, saranno poi accompagnate in un percorso di progressiva autonomia nella ricerca di una casa”.
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