Iran-Usa: “Senza una svolta, guerra può riprendere”

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La guerra tra Usa e Iran rischia di ricominciare: l’Iran chiude lo Stretto di Hormuz, il dialogo con gli Stati Uniti frena e il cessate il fuoco scadrà il 21 aprile.

Nelle ultime 24 ore il quadro è cambiato totalmente. La riapertura dello Stretto di Hormuz, via cruciale per il 20% del commercio mondiale di petrolio, non si concretizza dopo la fumata bianca annunciata da Trump nella giornata di venerdì. Gli Stati Uniti hanno mantenuto il blocco navale e Teheran ha fatto scattare il semaforo rosso nello Stretto. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano ha comunicato: “È impossibile per gli altri attraversare Hormuz finché noi non possiamo. Se gli Stati Uniti non revocano il blocco, il transito sarà certamente limitato”.

Lo stop dipende anche e soprattutto dalla volontà dei Pasdaran, come evidenzia la nota del comando centrale militare Khatam Al-Anbiya: “Il controllo dello Stretto di Hormuz è tornato al suo stato precedente, sotto la stretta gestione e il controllo delle forze armate iraniane”.

Negoziati. Al momento pare che l’appuntamento per lunedì a Islamabad sia più che cancellato e anche la Casa Bianca deve fare i conti con la nuova realtà. Il presidente Trump nel pomeriggio di ieri ha convocato una riunione nella Situation Room per discutere della recrudescenza della crisi nello Stretto di Hormuz, come riferiscono due funzionari a Axios. Nel meeting, il tycoon si è confrontato con il vice presidente Jd Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario al Tesoro Scott Bessent, il capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, il direttore della Cia John Ratliffe ed il capo degli Stati maggiori riuniti dell’esercito Dan Caine. Un funzionario statunitense ha dichiarato che, “se non ci sarà presto una svolta, la guerra potrebbe riprendere” nei prossimi giorni.

La tensione tra Washington e Teheran è legata anche al destino dei 440 chili di uranio arricchito al 60% in possesso della Repubblica iraniana. Il materiale, con passaggi relativamente semplici, può raggiungere in tempi brevi la soglia di arricchimento del 90% necessaria per la produzione di armi nucleari. Trump, a più riprese , ha dichiarato che l’Iran consegnerà l’uranio agli USA. A seguito di smentite arrivate già nella giornata di venerdì, il presidente degli Stati Uniti ha poi corretto il tiro affermando: “Ci prenderemo l’uranio in un modo o nell’altro”.

In merito alla questione il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei taglia corto: “Trasferire l’uranio arricchito dell’Iran negli Stati Uniti non è mai stata un’opzione per noi. Il materiale non verrà spostato da nessuna parte”.

Le distanze tra Washington e Teheran restano ampie e Trump torna a alzare il tono: “Non prolungherò la tregua, il blocco navale rimane. Forse dovremmo tornare a lanciare bombe”. Si tratta dell’ennesimo avvertimento del tycoon rivolto a Teheran per spingere l’Iran a tornare al tavolo dei negoziati.