Rischiò di morire sul Pasubio. Oggi è in vetta ad un ottomila

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Spesso, purtroppo, la montagna non ti lascia scampo. Basta un attimo e sei in fondo ad un canalone, o coperto da un muro bianco di neve. Altre volte invece te la cavi, e ti accorgi di quanto fortunato sei stato, iniziando a vivere un nuovo rapporto, sacro e personale, con la montagna.

Forse è anche grazie a questa nuova consapevolezza che il zuglianese Sergio Zigliotto, due anni fa salvato sul Monte Pasubio dal soccorso alpino, pochi giorni fa ha coronato uno dei suoi sogni: salire sulla vetta del Manaslu, l’ottava montagna più alta del mondo (8163 metri), in Tibet.

Un’impresa quella dell’alpinista (che ora vive a Torrebelvicino) preparata con grande cura, ascendendo nei mesi scorsi altri importanti vette per adattare il corpo e lo spirito agli over ottomila del Manaslu. Zigliotto è arrivato in vetta il 27 settembre, dopo quattro giorni di ascesa. E’ salito fino alla cima in compagnia, tra gli altri, di tre italiani: Riccardo Bergamini, Alessandro Corazza e Laurent Perruchon. E’ il primo alpinista iscritto al CAI Thiene a salire un ottomila con successo.

Una salita che ha un sapore particolare, visto che nel 2015 Zigliotto aveva rischiato la vita durante un’escursione sul Pasubio, nel Vajo del Ponte. “Un saluto ai ragazzi del Soccorso Alpino – ha scritto Zigliotto – volevo condividere con voi un momento speciale. Il 27 settembre scorso ho raggiunto la vetta del Manaslu a 8163 m. Due anni fa mi avete salvato la vita sul Pasubio (i ragazzi di Schio e Rovereto): solo grazie a voi sono ancora qui ed ho potuto realizzare questo sogno. Questa mia felicità è anche vostra. Vi ho portati e vi porto nel cuore ogni giorno. Grazie ancora ragazzi. Vi abbraccio tutti con affetto ed ammirazione”. Pensiero postato su Facebook accanto ad una foto che lo ritrae in vetta con in bella vista lo stemma del Soccorso Alpino.

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