Ulss 7, la frattura è una voragine: 14 sindaci fanno quadrato attorno a Marigo

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Alla fine, la risposta è arrivata. E non è stata una nota di circostanza. Dopo giorni di polemiche sul voto espresso dalla Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 7 Pedemontana, attorno a Cristina Marigo si è materializzato un fronte politico-amministrativo che ha scelto di uscire allo scoperto. Quattordici sindaci hanno sottoscritto un documento che, più che difendere un punteggio, difende un metodo e respinge l’idea che la presidente del Distretto 2 abbia agito in modo difforme dalla volontà dei colleghi.

La controreplica arriva a stretto giro dall’affondo dei tredici sindaci dell’Alto Vicentino che avevano contestato il giudizio finale assegnato alla direzione dell’azienda sanitaria e, soprattutto, il percorso che aveva portato alla conferma del voto di 18,5 punti su 20. Un passaggio che, da valutazione tecnico-istituzionale, si è trasformato rapidamente in uno dei confronti più accesi registrati negli ultimi tempi all’interno della rappresentanza dei sindaci del territorio. Il punto di partenza è noto. Una parte dei sindaci del Distretto 2 riteneva che il giudizio sull’operato dell’Ulss dovesse fermarsi a 17,5 punti, un voto considerato più coerente con una serie di criticità che gli amministratori sostengono di raccogliere quotidianamente dai cittadini: dalle difficoltà della neuropsichiatria infantile alle questioni legate all’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, fino alle fragilità della medicina territoriale.

La Conferenza dei Sindaci ha però imboccato un’altra strada. Nel momento della decisione è prevalsa la proposta di confermare il punteggio dello scorso anno, 18,5 su 20. Una scelta che per i sindaci critici ha finito per depotenziare il segnale che il territorio avrebbe voluto inviare alla governance sanitaria e alla Regione. È qui che nasce il caso politico. Perché la replica firmata dai quattordici sindaci – quelli di Schio, Malo, Monte di Malo, Zanè, Villaverla, Pedemonte, Laghi, Sarcedo, Tonezza del Cimone, Velo d’Astico, Fara Vicentino, Arsiero, Posina e Salcedo – non entra soltanto nel merito del giudizio assegnato all’azienda sanitaria. Entra soprattutto nel terreno delle regole. Gli amministratori ricordano infatti che la riunione del Distretto 2 aveva carattere preparatorio e consultivo e che la decisione formale spettava esclusivamente alla Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 7 Pedemontana, l’organismo nel quale è stata effettivamente votata la proposta risultata poi vincente.

La conseguenza politica di questa lettura è evidente: se la decisione è maturata nella sede deputata a prenderla, sostengono i firmatari, non può essere attribuita a una singola persona. Da qui la difesa esplicita di Cristina Marigo, ritenuta estranea alle accuse mosse nei giorni scorsi e descritta come una presidente che avrebbe semplicemente svolto il proprio ruolo istituzionale all’interno del procedimento previsto. Dietro la disputa sul punto che separa il 17,5 dal 18,5, però, c’è qualcosa di più di una divergenza aritmetica. C’è una diversa interpretazione del significato stesso della valutazione. Da una parte si collocano gli amministratori che avrebbero voluto un giudizio più severo per evidenziare pubblicamente le difficoltà che continuano a emergere nei servizi sociosanitari del territorio. Dall’altra vi sono i sindaci che, pur riconoscendo quelle stesse criticità, invitano a leggerle anche alla luce delle difficoltà strutturali che attraversano il sistema sanitario pubblico, a cominciare dalla carenza di medici, infermieri e operatori sociosanitari.

Ufficialmente la discussione riguarda una valutazione amministrativa. Ma sarebbe riduttivo fermarsi ai numeri. Perché dietro il confronto sul voto all’Ulss affiora anche una geografia politica che in molti, nel Vicentino, hanno immediatamente riconosciuto. Nessuno dei protagonisti ha scelto di trasformare apertamente la vicenda in uno scontro tra schieramenti. Tuttavia, osservando i firmatari dei due documenti, è difficile non notare come la frattura finisca per seguire, almeno in parte, linee di sensibilità già emerse in altre partite territoriali: da un lato amministratori generalmente collocati nell’area progressista dell’Alto Vicentino, spesso più inclini a mantenere un atteggiamento critico verso la governance sanitaria regionale; dall’altro sindaci che, con sfumature diverse e con la peculiare posizione civica di Schio, risultano invece più vicini al mondo amministrativo che tradizionalmente dialoga con il centrodestra di governo in Veneto.

Sarebbe però un errore liquidare tutto come una contrapposizione ideologica. Perché il terreno dello scontro resta la sanità territoriale e il significato da attribuire a quel voto. Per i sindaci critici, il 17,5 avrebbe rappresentato un segnale politico più netto sulle difficoltà ancora aperte nei servizi e spesso evidenziate anche dai cittadini. Per chi ha sostenuto l’18,5, invece, la valutazione doveva tenere conto anche delle difficoltà strutturali che investono oggi l’intero sistema sanitario pubblico e del giudizio espresso legittimamente dalla Conferenza dei Sindaci. E se c’è una fotografia che resta dopo giorni di comunicati incrociati, è questa: il voto ha certificato una maggioranza. Che attorno a Cristina Marigo ha portato a far convergere un gruppo di amministratori disposto a difenderne pubblicamente l’operato e il ruolo istituzionale. E che la discussione sulla sanità dell’Alto Vicentino, almeno per ora, è uscita dai verbali per entrare pienamente nel terreno della politica.