
Inutili i tentativi di ricucire lo strappo. Dopo l’esclusione di Andrea Pirlo dalla rosa dei candidati al ruolo di commissario tecnico azzurro, Paolo Maldini e Leonardo si sono dimessi. Dimissioni consegnate direttamente nelle mani del presidente della FIGC Giovanni Malagò che li aveva scelti. Nessun margine di trattativa o di ripensamento. A quel punto il numero uno della Federcalcio non ha potuto fare altro che prenderne atto. Motivo? Perché la condivisione, o presunta tale, della settimana scorsa si è fatta esclusione. Troppo difficile andare avanti con un rapporto umano tra le parti così incrinato. Niente Pirlo? Allora ce ne andiamo.
La “triade” Malagò-Maldini-Leonardo è esplosa sul primo vero obiettivo da centrare: il nuovo commissario tecnico. Paolo Maldini peraltro lascia dopo appena sedici giorni dall’incarico di direttore tecnico azzurro. In queste due settimane è successo un po’ di tutto: quindi meglio che il banco sia saltato subito per il bene del nostro calcio marcio, obsoleto e ingessato dalla burocrazia e, ancor di più, dalla gerontocrazia dei poteri forti. E così, oltre al toto-ct, ora tiene banco anche il toto-dt. Una voce da Torino: Giorgio Chiellini in pole per sostituire Maldini.
I 16 giorni di follia. Dalle chimere Ancelotti e soprattutto Guardiola fino all’esplosione del caso Pirlo legato da sponsor alla Russia di Putin. In sintesi, Maldini e Leonardo hanno detto a Malagò: “Se non possiamo neanche scegliere il ct, allora non siamo gli uomini giusti per questo progetto”. Dal canto suo, il presidente federale non se l’è sentita di avallare una scelta così rischiosa; in caso di, molto probabile, fallimento tecnico, si sarebbe rivelata un boomerang. E così tornano di moda i nomi di Antonio Conte e Roberto Mancini, il preferito di Malagò visto che il Mancio è un fedelissimo del suo Circolo Canottieri Aniene. Intanto, il calcio italiano dopo aver toccato il fondo ha iniziato a scavare.