Dall’alto dei cieli: le immagini mozzafiato del reporter vicentino che scatta sul parapendio

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L'immagine recentemente pubblicata sul National Geographic. Le ombre dei camosci sulla neve. (Foto Stefano Maruzzo)

Chiamatelo pure “para-reporter” o aero-fotografo. Anche se di paranormale non c’è nulla ma, piuttosto, il genio sta nel rendere speciale ciò che sarebbe normale, reale, tangibile, attraverso uno scatto preso volando sul parapendio a motore. Tutta una questione di prospettiva: a guardare e fotografare tutti – e tutto – dall’alto in basso, sono in pochi a poterselo permettere. Pochissimi a farlo di professione. E fra questi spuntano il nome e le formidabili opere di Stefano Maruzzo, fotografo aereo e cameraman, che con il suo parapendio sorvola paesaggi mozzafiato, librandosi nell’aria a bordo del suo parapendio pilotabile, armato di teleobiettivo e di un istinto da rapace. Anche se la “preda”, durante i suoi voli, si traduce in un’immagine da immortalare. E rendere… viva per gli occhi altrui.

DALL’ALTO DEI CIELI
Fotografo free lance a tempo pieno, operatore cinetelevisivo per conto di emittenti tv, ma anche scialpinista e appassionato di arrampicata. Cultore della montagna in ogni sua declinazione, uomo “innamorato” delle Dolomiti, sua seconda casa dopo Vicenza, dove vive in un comune dell’hinterland. Stefano, 52 anni, non smette mai di puntare in alto, per poi rimettere i piedi per terra e mostrare a chiunque “conceda in prestito” il suo sguardo privilegiato cosa può offrire la natura. Con lui collaborano studi di architettura, editori, riviste come il National Geographic dove ha recentemente pubblicato una sua foto che ritrae dei camosci con le loro ombre su una distesa nevosa. L’ultima di tante sue opere premiate.

La sua scalata verso il cielo inizia dalle parti di Lumignano, suo paese natale, dove quasi per caso scopre la passione per l’arrampicata. Lo sguardo all’insù, i primi appigli e via a scalare uno dei muri-palestra di roccia più celebrati d’Italia nelgi anni ’80. Dall’arrampicata sportiva ai Colli Berici dove trascorre la beata gioventù, cominciando ad amalgamare le sue passioni: montagna e fotografia quelle più folgoranti. Da lì il salto in alto verso l’Altopiano di Asiago e le Piccole Dolomiti, fino alle imponenti e aguzze Dolomiti vere e proprie: quattro avamposti aerei che fra l’altro costituiscono le tappe delle serate dedicate alle immagini attraverso delle suggestive slide show. Panorami da fiato sospeso, come il suo “trono” appeso ad un paracadute. La prossima? Giovedì sera a Caldogno.

AL SETTIMO CIELO
Cosa si prova da lassù, più facile spiegarlo con le immagini che a parole. “L’emozione è sempre grande – ci racconta il fotografo aereo professionista, se ne contano al massimo altri due in Italia – insieme al fascino di ciò che puoi ammirare e la tensione del volo in cui è difficile rilassarsi. E’ un mix di sensazioni che ti cambia il punto di vista sulla vita. Portare a casa qualcosa di riuscito, lo scatto che magari non ti aspettavi, è davvero molto gratificante”. E non c’è stagione che tenga… “Io volo specialmente d’inverno, serve solo l’accorgimento di possedere una macchina abbastanza grande con comandi accessibili, visto che è necessario indossare dei guanti”.

Dal trono sui cieli Maruzzo scende a volte con l’adrenalina del volo ancora in circolo, con il brivido extra di scoprire una foto riuscita, ma anche altre con un velo di tristezza e malinconia. “Ci tengo a far presente – spiega per la prima volta con un pizzico di rammarico – che dall’alto non si ammirano solo paesaggi e bellezze, ma anche cose brutte. Si prende coscienza di ciò che l’uomo ha creato deturpando i paesaggi. Mi riferisco in particolare alla cementificazione. La prospettiva dall’alto amplifica ugualmente in proporzione il bello e il brutto, e vi assicuro che a volte rientro a casa colmo di tristezza”.

Fotografo aereo, sia da elicottero ad esempio che dal deltaplano. L’ideale, però, rimane il parapendio, con un attrezzatura adatta: “Ho cominciato con il deltaplano, con il brevetto per il volo libero, a quei tempi c’erano ancora i rullini e quello che veniva veniva. Il parapendio è più adatto, costituito un’ala autostabile, i comandi si possono lasciare in condizioni di sicurezza, posso prendere la mia reflex che ho al collo e scattare. In pratica è l’unico mezzo aereo leggero e relativamente lento e che, inoltre, grazie all’imbragatura, ti consente di mantenere le mani libere e utilizzare l’apparecchio. In più il seggiolino imbottito permette di assorbire le vibrazioni, consentendoti di studiare le inquadrature prima di scattare”.

LE FOTO MERA-VILLA
Qualche esperienza anche all’estero – in Francia e in Grecia – poi le Ville Venete e i giardini intorno, un’intuizione nata quasi per caso da parte di uno cresciuto dalle parti della Rotonda e di Costozza, divenuta con passare degli anni un’iniziativa concreta. Foto aeree delle meraviglie stavolta dell’architettura, mettendo un insieme un archivio sterminato dopo un lungo di lavoro, un libro fotografico (“un’esperienza professionalmente molto appagante”) e anche una pagina Facebook dedicata che gestisce in prima persona. Oltre ad un progetto portato a termine in collaborazione con il Cisa ritraendo le ville palladiane.

Tutte le immagini pubblicate appartengono esclusivamente a Stefano Maruzzo, riproduzione non consentita senza il permesso dell’autore

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