Dieci anni di sorrisi e risotti: le amiche di Breganze al servizio di Casa Santa Lucia

Ci sono storie che non fanno rumore, ma che nella loro semplicità sanno cambiare il volto di una comunità. È il caso di otto affiatatissime amiche di Breganze – Alessia, Elsa, Elisabetta, Laura, Luisa, Marina, Sara e Valentina – che da ormai un decennio dedicano almeno quattro o cinque weekend all’anno alla mensa di Casa Santa Lucia, in via Pasi 8 a Vicenza.

Una struttura nata per offrire risposte immediate ai bisogni primari delle persone che vivono in grave marginalità, soprattutto senza fissa dimora, e che oggi accoglie oltre 500 persone l’anno, con un aumento del 57% rispetto al biennio precedente. Dietro ogni volto che varca la soglia di Casa Santa Lucia ci sono storie di vita complesse, segnate da sofferenza e fragilità. Qui non si cerca soltanto un piatto caldo, ma anche un sorriso, una parola gentile, un segno di riconoscimento che restituisca dignità. Le volontarie di Breganze hanno imparato il mestiere da veterane come Saveria, Graziella e Rosanna. Oggi sono un gruppo affiatato, con ruoli ben definiti: chi ai fornelli, chi in sala, chi al lavaggio delle pentole, chi alla pulizia finale. La loro organizzazione è precisa: menù deciso insieme, lista della spesa, acquisti il sabato pomeriggio e partenza puntuale alle 18. Arrivate a Vicenza, cucinano direttamente sul posto: risotti fumanti, scaloppine di pollo o tacchino accompagnate da fagioli, piselli o patate. Piatti semplici ma curati, con sapori decisi e porzioni generose, perché – come raccontano sorridendo – “il sale e le spezie non devono mancare, altrimenti arrivano le scherzose lamentele degli ospiti”.

La vera ricchezza di queste serate non sta solo nei piatti serviti, ma nelle relazioni che si creano. Alcuni ospiti restano per periodi più lunghi e hanno modo di riconoscere le volontarie al loro ritorno. “Spesso ci capita che ricordino il menù della volta precedente o scherzino su quella volta in cui abbiamo sbagliato le porzioni”, raccontano. Il momento più gratificante è vedere gli occhi, a volte bassi e preoccupati, illuminarsi di un sorriso. “Mettiamo a disposizione poche ore del nostro tempo – spiegano – ma in cambio riceviamo la gioia di sentirci parte di un percorso di speranza”.  E quest’anno si è aggiunta anche Marianna, nipote di Valentina, che ha raccontato la sua prima esperienza da volontaria: “Per me vivere nuove esperienze è un’occasione per ricevere nuovi stimoli e progredire nella mia crescita personale, tanto più se le poche ore che ho investito e i sorrisi che ho donato possono migliorare la serata a chi li ha ricevuti”.

In un tempo in cui i numeri parlano chiaro – con gli italiani accolti raddoppiati da 61 a 140 in due anni – la presenza di queste donne diventa un segno concreto di comunità. Non solo cibo, ma ascolto, rispetto e vicinanza. Casa Santa Lucia è aperta sette giorni su sette, e ogni piatto servito è un mattone di speranza. Le amiche di Breganze lo sanno bene: i loro risotti e le loro scaloppine non saziano soltanto la fame, ma raccontano che la solidarietà, quando è vissuta con passione e continuità, diventa linguaggio d’amore universale.