Il viaggio ad Ischia si trasforma in focolaio “mobile”. Contagiati a decine nell’Alto Vicentino

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Un'immagine dell'isola tra le più visitate dell'arcipelago (dal sito Golfo24.it)

Una vicenda tutta “al condizionale”, ma i cui effetti sono sortiti invece al tempo presente con decine di contagi al coronavirus – si parla addirittura di 40 circa – emersi negli ultimi giorni in più comuni dell’Altovicentino. Il focolaio a monte dell’infezione avrebbe percorso circa 750 chilometri, vale a dire la distanza che separa la Campania dal Veneto, viaggiando su due pullman messi a disposizione da un tour operator dopo che in un albergo del Golfo di Napoli era emerso un primo possibile caso di Covid-19, forse preso “sottogamba” sin dal principio.

Il rientro da una vacanza di alcuni giorni ad Ischia risale a due settimane fa, a metà ottobre. Un itinerario ormai da tempo organizzato da privati era stato portato a termine in tempi non remoti in cui la nuova impennata di contagi iniziava a fare da preludio alla seconda ondata a cui stiamo tutt’ora assistendo. A parteciparvi un’ottantina di vicentini residenti tra Carrè, Chiuppano, Caltrano, Arsiero, Cogollo del Cengio (gli ultimi tre sarebbero i più colpiti) e altri paesi dell’area thienese, suddivisa in due autocorriere giunte dalla Campania attraverso la mediazione di un tour operator con sede a Vicenza e dintorni.

Va subito chiarito che nessuna agenzia di viaggi organizzati nè di autonoleggio con sede in Altovicentino è coinvolta nella vicenda, come appurato nella ricostruzione dei fatti in queste ore. Rimane da chiarire semmai come sia stato possibile che, nonostante le norme di prevenzione, un singolo caso di potenziale infezione abbia propagato il virus tra i visitatori partiti da Thiene e Chiuppano fino a raggiunge Ischia e pernottare in un albergo. Tra i viaggiatori, una persona si era sentita male, mostrando dei sintomi compatibili con l’ipotesi del contagio da Covid-19. Nonostante il rischio che si palesava avrebbe comunque partecipato ai momenti conviviali in programma, rientrando in Veneto con il resto della comitiva per poi sottoporsi a verifiche sanitarie al rientro in Veneto. Risultando positiva al tampone.

Nei giorni successivi altri partecipanti hanno poi accusato sintomi più o meno lievi di malattia, affrontando l’iter dei tamponi – una settimana dopo circa – per scoprire altri casi con ogni probabilità legati al viaggio in Sud Italia, in una regione tra l’altro tra le più martoriate in Italia dal virus in questa ondata di ottobre come indicano i bollettini quotidiani. L’infezione poi si è poi estesa con un subdolo “effetto domino” in più ambiti familiari e, secondo alcuni, potrebbe aver inciso ulteriormente anche la partecipazione al funerale (in un paese dell’Altovicentino) di un parente prossimo da parte di due persone appena rientrate dal viaggio. Ad Arsiero e Cogollo il numero più consistente di soggetti in sorveglianza legati a monte alla vicenda (due con grave sintomatologia), gli altri risultano sparsi alla spicciolata in altre località.

Difficile parlare di certezze assolute riguardo a questa vicenda, ma non si tratta di ipotesi azzardate: sui 40 casi emersi tra i paesi confinanti negli ultimi 10 giorni sono riscontrabili più casi di uomini e donne – per lo più pensionati – dell’Alto vicentino legati direttamente o indirettamente al viaggio, ora alle prese con il virus e le preoccupazioni che ne derivano (anche perchè a loro volta hanno poi contagiato dei familiari). Tra questi due sono tra i pazienti ricoverati in ospedale a Santorso nel reparto Covid. Da parte dell’Ulss 7 Pedemontana, impegnata con il tracciamento di centinaia di casi giornalieri da parte del servizio prevenzione, per ora nessun commento ufficiale. Di sicuro qualcosa non è andato per il verso giusto durante la vacanza in cui si è sviluppato il successivo focolaio, protocolli alla mano, e potrebbe essere oggetto di verifiche sulle modalità di viaggio, sul corretto utilizzo delle mascherine e sulle misure di sicurezza adottata nell’hotel che ha ospitato il gruppo.